Mazurka blu (La rotonda di Castro) - written by Lorcanari Zagliza
«Mazurka blu (La rotonda di Castro)» — il testo, letto da vicino Castro, una sera d'estate: il porto conta le barche, la rotonda accende le luci, l'orchestrina accorda. Il narratore si presenta con la correzione che è già la chiave del brano: «la storia che vi racconto — / anzi: che vi faccio girare.» Le storie si raccontano; questa si balla. E il verbo che reggerà tutto — girare — viene dichiarato prima ancora del primo passo. Le strofe hanno una forma antica: il primo verso detto, poi ridetto quasi uguale, poi il terzo che scioglie. «Quella sera sulla rotonda girava pure il mare, / quella sera sulla rotonda girava pure il mare: / tre passi di mazurka e ho smesso di contare.» È la strofa del blues, trapiantata in un tempo di mazurka — e la ripetizione fa nel testo quello che i piedi fanno in pista: torna sul punto, poi riparte. Anche la forma gira. E la resa del narratore: «ho smesso di contare» — i passi, e da lì in avanti pure gli anni. L'incontro è un quadro di tre righe: «Avevi un vestito chiaro e il passo da straniera» — lei è di passaggio, un'estate e via, e il testo lo sa. Poi accade la cosa più bella della strofa: parla il paese. «E Castro ti ha guardata e ha detto: resta, è sera.» Il paesaggio, qui, ha voce in capitolo. La minaccia arriva subito, con l'immagine giusta per un porto: «L'estate qui è una barca che sa già di partire» — però la storia, avverte il verso, «aveva altro da dire». Il colore del titolo fa doppio servizio: «C'è chi dice che il blu è malinconia: / qui il blu è soltanto il mare.» Il colore triste per tradizione, riletto dalla geografia: a Castro il blu è l'acqua, il più felice dei blu. E la firma del genere ospite — le note che si piegano — viene assorbita dalla stessa logica: «se stasera la musica piega le note, / le piega per farle girare.» Le note piegate sono curve. E le curve, in questo brano, hanno un destino. Perché la tesi del ritornello è una scoperta di geometria: «le storie nate tonde / girano e ritornano» — una storia nata su una rotonda nasce senza angoli, e senza angoli manca il posto esatto in cui finire. La prova sta nel metro, ed è il verso più sorprendente del brano: «Tre passi e una promessa — / il quarto è già ritorno.» Contate: uno, due, tre… il quarto tempo, in tre quarti, è di nuovo il primo. L'eternità sta scritta nell'indicazione di tempo, e ogni giro di pista la dimostra. Settembre arriva col suo mestiere di sempre: «faceva il giro dei lidi: / ombrelloni, chioschi, cabine, / le chiavi girate due volte» — perfino la chiusura, qui, è un girare. Poi sale alla rotonda «e ha trovato una porta tonda. / Ha girato, ha girato, ha girato — / e se n'è tornato a mani vuote.» Sconfitto dalla forma. E la parentesi finale lo congeda con una grazia rara: «Da allora passa, saluta, / e lascia acceso.» L'avversario convertito in passante gentile. Gli anni passano in due immagini che valgono il biglietto. La prima veste la coppia del paesaggio: «La storia ci ha vestiti coi colori di Castro: / blu dentro gli occhi, spuma tra i capelli» — i capelli bianchi diventano spuma di mare: si invecchia diventando il posto in cui ci si è trovati. La seconda chiude un cerchio aperto nella prima strofa: là il narratore aveva smesso di contare; adesso «il tempo, quassù, ha smesso di contare / pure lui — e s'è messo a ballare.» Quando pure il tempo entra in pista, la partita è vinta. Un'assenza è una scelta: la parola più cantata del genere, in tutto il brano, manca. Al suo posto c'è un nome più semplice e più vero — «la storia» — che onora il patto del titolo: questa è la storia di una storia, e la storia si dimostra da sé, girando. L'ultima scena consegna la prova: il mare si ferma «un attimo a guardare: / due che girano da sempre / là sopra la rotonda — / e chi li vede giura / che è la prima sera.» L'eterno, qui, ha una definizione da pista da ballo: quando la millesima volta è indistinguibile dalla prima. Ascoltatela contando: uno, due, tre. Se al quarto vi ritrovate all'inizio, è tutto vero. ContenutoLa stessa luce — Versione Salentina (Te ogghiu bene) Il duetto delle due falene in dialetto leccese — testo agnostico: veste sia la mazurka lenta sia la bachata Il concetto La lingua in cui due falene di questi paesi si parlano davvero. Tre punti superano l'italiano: «la luce, spartuta, crisce» pastedLe Falene — Versione Salentina (Ddhuma le ali) Lingua del Salento, suono di Napoli Trasposizione dialettale dell'inno «Le Falene (La luce è la nostra stagione)» Il concetto La scelta: groove napoletano alla Sal Da Vinci (~100–108 BPM, sway latino, mandolino, archi, strofe da crooner in minore) epasted

La notte ca se stutau la luce - writteb by Lorcanari Zagliza

Tod eines Kriegstreibers: Eskalation von Drohnen- und Energiekrieg | Stas Krapivnik

Dove Finisce il Mio Cuore | Canzone d’Amore Italiana Romantica | Italian Love Song

My Golden Retriever Heals a Terrified Rescue Kitten in Just 3 Meetings!

Sto Bene Così (Extended Version) – Official Music Video

Amazing Takeoff at Saba Airport! Pilot Risks Everything on the World’s Shortest Runway

Heinz Becker – Er versteht diese Welt immer weniger

Il valzer della povera gente - written by Lorcanari Zagliza

The Whole Truth Behind the Eataly Disaster

Emergency Door Opening Without Key Just 2 minute 😱 Billions Of People Don't Know This Secret!

Le Falene (Ddhuma le ali) - written by Lorcanari Zagliza

L'hai saputo? (Polka della notizia) - written by Lorcanari Zagliza

Dì Addio, Amore Mio | Italian Vintage Music

My Dog Got Jealous Of The Baby… Then This Happened 😂🐶

This amazing invention amazed the world! Every home needs this but no one makes it

Quarantacinque all'ora - written by Lorcanari Zagliza

Satisfying Videos of Workers Doing Their Job Perfectly & Hilarious Fails #1 #fail #construction

Ti Amo, Rimani con Me ❤️ A Timeless Vintage Italian Love Song in Taormina (Official Music Video)

Facciamo due vasche? (La cumbia del corso) - written by Lorcanari Zagliza

