"Er Profeta de le gabbole" (G.G.Belli Sonetto n°247)
Sonetto del 20 Novembre 1831 Roma G.G.Belli In questo testo, Belli mette in scena la satira del popolano romano contro un conoscente che improvvisamente si è improvvisato astrologo, indovino e scienziato per raggirare il prossimo e spillare quattrini, specialmente promettendo numeri vincenti al gioco del Lotto. Er Profeta de le gabbole Il profeta degli imbrogli Voi sce gonfiate da ’na man de sere Voi ci riempite la testa da parecchie sere, sor uscellaccio de le male nove signor uccellaccio del malaugurio (porta-sfortuna), che in tuttoquanto er Carnovale piove: dicendo che per tutto il prossimo Carnevale pioverà: pôzzi crepà lo stroligo in braghiere! possa morire l'astrologo con l'ernia (un accidente a te e a chi fa l'indovino)! C’abbitassivo ar vicolo der bove Che abitaste nel vicolo del Bove co vostra mojje a rregge er cannejjere con vostra moglie a fare i ruffiani (reggere il candeliere), lo sapevo, ma nnò st’antro mestiere lo sapevo bene, ma non mi aspettavo questo nuovo mestiere de rubbà ll’occhialino a Bbarbaggiove. di rubare il cannocchiale/gli occhiali a Giove (di fare l'astronomo). Io ve lassai cuggnato de li preti, Io vi avevo lasciato che eravate il "protetto" (o il ruffiano) dei preti, e vv’aritrovo mó tutt’inun botto e vi ritrovo adesso, all'improvviso, diventato Spacoccio de Rieti. diventato il famoso mago Spacoccio da Rieti. Dunque, sor Casamia, sor Omo dotto, Dunque, signor "Casamia" (indovino da quattro soldi), signor uomo colto, sor Barbanera, a nnoi, tra sti segreti signor Barbanera (famoso astronomo del lunario), dicci un po', tra tutti i tuoi segreti, s’ariccapezza sto ternuccio all’Otto? si riesce a rimediare un bel terno da giocare al Lotto? Spiegazione e Analisi del Sonetto Il sonetto è una presa in giro feroce e ironica nei confronti dei ciarlatani. Il parlante si rivolge direttamente a un uomo del popolo che si è ripulito e ha iniziato a fingersi "astrologo" e veggente per fare soldi facili. Le tre parti del sonetto: 1. L'astrologo porta-sfortuna (Prima Quartina): L'uomo è infastidito perché da sere questo finto scienziato va predicando in giro sventure meteorologiche, annunciando che il Carnevale (il periodo più atteso dai romani per fare festa) sarà interamente rovinato dalla pioggia. Il parlante perde la pazienza e gli lancia una maledizione tipicamente romanesca: «pôzzi crepà lo stroligo in braghiere!» (possa morire l'astrologo con tutto il cinto per l'ernia addosso). 2. Il passato poco glorioso del "mago" (Seconda Quartina e prima Terzina): Qui scatta lo svelamento del passato dell'imbroglione. Il parlante gli ricorda da dove viene: fino a ieri abitava in un vicolo malfamato (vicolo der bove) e insieme alla moglie campava facendo il ruffiano, ovvero "reggendo il candeliere" agli incontri amorosi altrui. Poi era diventato un servo fedele e ruffiano del clero (cuggnato de li preti). Ora, improvvisamente, si è messo a guardare le stelle pretendendo di "rubare gli occhiali a Giove" (Barbaggiove) e si atteggia a grande indovino. Viene paragonato a Spacoccio de Rieti, un celebre ciarlatano o figura della tradizione popolare umbro-laziale nota per le sue millanterie. 3. La richiesta del terno al Lotto (Ultima Terzina): Nelle battute finali, l'ironia diventa palese. Il parlante bombarda il ciarlatano con titoli altisonanti ma sarcastici: sor Casamia (da un noto almanacco popolare dell'epoca), sor Omo dotto e sor Barbanera (il più famoso lunario d'Italia). Tagliando corto con la teoria e i segreti astronomici, il popolano romano arriva al dunque, all'unica cosa che interessa davvero a chi è povero e tenta la fortuna: "Visto che sai tutto, invece di parlare di pioggia, perché non ci trovi tre numeri buoni da giocare e vincere un terno al gioco del Lotto?". Lo stile Belli mette a nudo la credulità popolare ma anche il cinismo del romano che, pur sapendo che l'altro è un imbroglione, alla fine cede alla tentazione del gioco e della superstizione (il Lotto), sperando che in qualche modo il "mago" possa davvero indovinare i numeri. Note ai vocaboli principali Stroligo (Astrologo): Nel dialetto dell'epoca significava sia astrologo che indovino, spesso usato in modo dispregiativo per "ciarlatano". Braghiere: Il cinto erniario. Augurare a qualcuno di crepare sul braghiere significa augurargli una morte dolorosa causata da uno sforzo o da una grave ernia. Regge er cannejjere (Reggere il candeliere): Fare il ruffiano, favorire o sorvegliare gli amori clandestini di qualcun altro (tenendo letteralmente la luce). Bbarbaggiove (Barbagiove): Storica storpiatura romanesca di "Padre Giove", il re degli dei. Spacoccio de Rieti / Casamia / Barbanera: Sono tutti riferimenti a lunari, calendari astrologici o figure semileggendarie di indovini e ciarlatani molto noti a Roma nella prima metà dell'Ottocento. S'ariccapezza (Riccapezzare): Trovare, rimediare, tirare fuori con fatica. Ternuccio all'Otto: Il terno al gioco del Lotto, il sogno di svolta economica del popolo della Roma papale. @mamic-V

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