Ghost Towns @ Borgo Medievale di Castelpoto (BN) - Raffaele Pilla - WELLWIND
Queste riprese sono state eseguite con un drone DJI Mini 2 (peso totale = 249 grammi). Borgo Fantasma di Castelpoto (BN) Sorta in epoca longobarda, Castelpoto cadde sotto il dominio dei normanni quando questi si stabilirono nell’attuale territorio beneventano. Le cronache dell’epoca attestano che nel 1114 era possedimento di Ugo di Castelpotone; a questi successe nel 1122 il figlio, Ugo Iuniore, che appoggiò cinque anni dopo Ruggiero, duca di Benevento, nella ribellione a papa Onorio prima e papa Innocenzo poi, che non volevano riconoscergli il titolo di duca di Puglia. Dopo essere appartenuta a Tommaso di Fenucchio, passò nel Duecento sotto l’egida della badia di Santa Sofia, e, nel periodo della dominazione angioina, ai Della Leonessa, una delle più potenti famiglie di Capua, fedele agli Angioini. Nel 1520 fu assegnata a casa Caracciolo, che la vendette nel 1573 a Fabio Ricca; questi la cedette a sua volta, nel 1627, all’avvocato Bartoli, che fu insignito da Carlo VI, re di Napoli e imperatore d’Austria, del titolo di duca di Castelpoto. Dopo aver mantenuto per lungo tempo l’autonomia comunale, fu aggregata nel 1861 alla neocostituita provincia di Benevento. Il toponimo è un composto del termine “castello”, dal latino CASTRUM, ‘fortezza’, e di un personale longobardo POTO. Di particolare interesse artistico e architettonico è la chiesa di San Nicola: distrutta dal terremoto del 1688, fu subito ricostruita e consacrata, nel 1696, dal cardinale Vincenzo Maria Orsini; conserva al suo interno, cui furono aggiunte le due navate laterali, un battistero poggiante su una colonna romana, altari in marmo e due statue in legno di gran pregio. Il castello, eretto in età longobarda, è stato più volte rimaneggiato, fino a fondersi nella struttura con alcune abitazioni limitrofe. Stretto come è tra il fiume Calore e i torrenti Jénga e Sauro, Castelpoto è stato condannato fino a tempi relativamente recenti ad una esistenza di isolamento quasi totale. Nonostante la sua vicinanza a Benevento, ne era tuttavia tagliato fuori, perché la città era stata storicamente territorio appartenente allo Stato della Chiesa. Le comunicazioni con i paesi della Valle Vitulanese erano pressoché inesistenti; una mulattiera, impraticabile per una buona metà dell’anno, a causa del fango e della mancanza di ponti sul torrente Jénga, impediva l’instaurarsi di rapporti organici con quei paesi. Anche la successiva strada provinciale, che facilitò i collegamenti, non raggiungeva il centro abitato, ma si fermava a quattro chilometri dal paese, alla contrada Vigna Della Corte. Prima del 1935, anno in cui l’acqua fu portata in paese, bisognava fare parecchia strada, tenendo in equilibrio sulla testa il contenitore di terracotta o di rame. Infine, due terremoti, quello del 1963 e quello del 1980, hanno dato il colpo di grazia ad una comunità già provata. Un luogo di ritrovo, soprattutto nelle sere estive, erano i ballatoi esterni dinanzi alle abitazioni. La vita comunitaria si svolgeva in gran parte in quelle aree. Oggi Castelpoto è un paese a metà, poiché si è spostato in una zona più sicura, rimanendo spaccato in due: il nuovo centro abitato ed il paese vecchio, ormai abbandonato. Ci sono altri esempi del genere nel beneventano, come Apice e Tocco Caudio. Se non fosse per la illustrissima storia di questo comune, tutto assomiglierebbe ad una delle tante “Ghost Towns” del meridione. Ma è subito evidente che non sia così. I portali di legno incorniciati da marmi bianchissimi, gli stemmi, l’imponente castello ducale che vi osserva dall’alto col suo orologio, ormai fermo come tutto, dicono al visitatore che questo non è un posto qualunque. Questi luoghi sono stati teatro di secoli di storia e vicende tumultuose. Fonti: italpedia.it ed esserealtrove.it

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