"La marcia su Roma" (1962). Commedia

La COMMEDIA ALL'ITALIANA è stato un genere piuttosto singolare nel panorama mondiale anche per le tematiche scelte. Il cinema italiano aveva sempre patito una certa difficoltà ad affrontare il passato nazionale, ma gli autori della commedia hanno scandagliato gli snodi principali della sua storia con un tocco lieve e ironico, ma portando sempre il punto di vista di chi "sta in basso". In "La marcia su Roma" (regia di Dino Risi, sceneggiatura di Age & Scarpelli, Ruggero Maccari, Ettore Scola, Sandro Continenza, Ghigo De Chiara, 1962, Italia) è evidente l'intento didascalico. La STRUTTURA narrativa del film è scandita dalla lettura sempre più critica da parte di Umberto (intepretato da Ugo Tognazzi) del Programma di San Sepolcro del 1919, nel quale, col fine di attrarre le fasce più disagiate della popolazione, il movimento fascista aveva proclamato di difendere sul piano sociale posizioni anticapitaliste. I due protagonisti, un reduce disoccupato e un contadino, si fanno coinvolgere dunque nella Marcia su Roma del 1922, che avrebbe segnato l'avvento del nuovo regime. Mentre scendono l'Italia, però, una serie di episodi fanno loro prendere coscienza della vera natura del fascismo. Nella scena che segue si accorgono ad esempio che i latifondisti agrari non solo non sono nemici del fascismo, ma addirittura lo finanziano. Puntualmente l'episodio si chiude con la cancellazione del punto sulla riforma agraria dalla copia del Programma che Umberto porta sempre con sè. "Il linguaggio del cinema" (autore: Michele Corsi, Hoepli editore, 2022).