ASSOCIAZIONE CULTURALE ARGIOLAS - SOS MAIMONES DI ONIFERI
Scomparso dalla piazza e dalle vie del paese alla fine degli anni '50, "su maimone" era la maschera che, a partire dal 16 gennaio (pesperu de sant'Antoni), animava il carnevale oniferese. Sopra l'abito da pastore alcuni uomini indossavano scialli, gonne o "su vreseddu", il fazzoletto nero che legavano sul berretto tradizionale, "su saccu" o "sas peddes". Sos maimones non usavao maschere di legno, ma dovevano in qualche modo trasformare il loro viso, tanto da renderlo diverso e orribile. Ecco perchè bruciavano del sughero e lo cospargevano uniformemente sul volto. La figura antropomorfa è essenziale nel carnevale e rappresenta l'elemento simbolico del gruppo: sulla bestia-asino l'uomo, raffigurato da una foglia di fico d'india fissata su una damigiana e ricoperta con "su saccu" di orbace. Lungo il percorso per le vie del paese la damigiana viene riempita di vino e l'uomo-fantoccio adornato di collane di "cathas". Per ottenere i doni si improvvisano scherzi o scene di vita reale quali "sos parthi burra", "s'ammuttu", "sa ilonzana", "sos bullettes de sa fortuna", nè si dimentica, durante il tragitto, di sostare nelle case dove c'è maggior bisogno di essere tirati su. Il gruppo de sos maimones faceva così il giro del paese bussando di porta in porta, annunciando il suo passaggio con rumori assordanti di sonagli, catene, coperchi, bastoni e chiedendo "cathas" e vino per l'asino-maimone. Alla fine del giro ci si ritrova in piazza per offrire quanto raccolto e concludere allegramente la festa con una bevuta generale e una solenne imbreachera che porta "a morte" un maimone, e al suo "ammuttu", visto che potrà rususcitare solo grazie a "unu cicchette de vinu". Un omaggio al dio Bacco-Dionisio, in uno stordimento generale che dalla morte porta alla rinascita, ma soprattutto sos maimones propongono situazioni della vita reale come sofferenza e morte, affinchè, essendo in qualche modo ridicolizzate, possano essere allontanate o scongiurate. Questa maschera, dopo studi e ricerche, è stata riproposta agli oniferesi nel 1996 dal Centro Culturale "Domenico Argiolas" che ne cura la preparazione, i costumi, le seibizioni, nel rispetto della tradizione.

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