"Le spacconerie" (G.G.Belli Sonetto 1831)

Sonetto del 21 Settembre 1831 in Morrovalle G.G.Belli Ecco la spiegazione dettagliata del sonetto "Le spacconerie" di Giuseppe Gioachino Belli, composto a Morrovalle il 21 settembre 1831. Testo e Parafrasi riga per riga Testo originale Parafrasi in italiano ’Gni sordo-nato dice che ssei l’asso, Ogni sordo dalla nascita (cioè persino chi non sente o non capisce nulla) dice che ti credi il migliore di tutti ("l'asso"), e vvòrti l’ammazzati co la pala! e che vai dicendo di spalare i morti ammazzati (un'iperbole per dire che ti vanti di aver fatto stragi)! Prz, te fischieno, Marco: tiette bbasso: Prrrr (un bavaglio o un fischio di derisione), ti fischiano le orecchie, Marco: vola basso (fai meno il superbo): c’ereno certi frati de la Scala. c'erano certi frati della Scala (frati che facevano grandi penitenze o, ironicamente, persone molto rigide o furbi che sapevano il fatto loro). Te vedo, Marco mia, troppo smargiasso, Ti vedo, Marco mio, troppo smargiasso (spaccone, gradasso), e cquarchiduna de le tue se sala. e qualcuna delle tue bugie/esagerazioni sta diventando "salata" (esagerata, indigesta o destinata a finire male). Lassa de spacconà, nun fà er gradasso, Smettila di fare lo spaccone, non fare il gradasso, e aricordete er fin dé la scecala. e ricordati della fine che fa la cicala (che canta tutta l'estate e poi muore di fame d'inverno, oppure un riferimento al finire "scaldati" o puniti). A ssentí a tté fai sempre Roma e ttoma: A sentirti parlare sembra che tu possa fare "Roma e toma" (promettere mari e monti, scombinare il mondo o possedere tutto); e poi ch’edè? viè spesso e vvolentieri e poi invece che succede? Arriva spesso e volentieri chi tt’arizzolla e ttene dà ’na soma. qualcuno che ti rimette al tuo posto ("ti ri-zolla", ti rimprovera o ti stende a terra) e ti carica di legnate (ti dà una "soma", un carico pesante). Ognomo hanno d’avé li su’ mestieri: Ogni uomo deve avere il proprio mestiere: chi ffa er boia, chi er re, chi scopa Roma: c'è chi fa il boia, chi fa il re, chi spazza le strade di Roma: sei bbraghieraro tu? ffà li bbraghieri. tu sei un fabbricante di cinti per l'ernia (un "braghieraro")? E allora limitati a fare i cinti! Spiegazione e Analisi del Sonetto 1. Il tema: la satira contro il millantatore (lo spaccone) Il sonetto è una classica invettiva satirica di stampo popolare contro chi si dà grandi arie senza averne alcun merito. Il destinatario è un certo Marco, di professione "braghieraro" (fabbricante o venditore di braghieri, cioè i cinti ortopedici usati per contenere le ernie), il quale si vanta continuamente di imprese mirabolanti, di essere un uomo potente o un temibile violento ("vòrti l’ammazzati co la pala"). 2. La morale del "restate al proprio posto" La vera forza del sonetto esplode nelle ultime due terzine. Belli esprime una filosofia spicciola, tipica del popolo romano dell'Ottocento, profondamente conservatrice ma anche realista: la divisione sociale del lavoro e dei ruoli. Nel mondo del Belli, la società è rigidamente divisa e ognuno deve fare rigorosamente ciò per cui è nato, senza grilli per la testa o ambizioni di ascesa sociale: C'è chi fa il re (il potere assoluto). C'è chi fa il boia (l'esecutore della giustizia papale, figura comunissima e temuta nella Roma dell'epoca). C'è chi fa lo spazzino ("chi scopa Roma"). L'attacco finale è una sferzata ironica micidiale: visto che Marco è solo un modesto artigiano che si occupa di ernie (braghieraro), farebbe meglio a pensare al suo umile lavoro invece di atteggiarsi a grand'uomo o a criminale d'alto bordo. 3. Note linguistiche e modi di dire "Roma e toma": È un antichissimo modo di dire italiano (utilizzato anche in altre varianti regionali) che significa promettere cose mirabolanti, fare il bello e il cattivo tempo, millantare un potere enorme. "Arizzolla": Dal verbo romanesco arizzollà, letteralmente "ricoprire di zolle", nel senso di rimettere a posto qualcuno con le cattive, atterrarlo o metterlo a tacere. "Prz": Il Belli trascrive foneticamente l'onomatopea di una pernacchia o di un fischio di derisione popolare. ‪@mamic-V‬