Clima e dati, Massimo Crespi: “Senza informazioni affidabili non si governa il futuro”
VENEZIA – Il cambiamento climatico non è più una previsione, ma una realtà già in corso che impone nuove strategie di gestione del territorio, delle infrastrutture e delle città. È questo il messaggio lanciato dal dottor Massimo Crespi, presidente di RadarMeteo, intervenuto al convegno “Alberi Urbani e Sfide Climatiche”, organizzato da Fepav a Forte Marghera. Il suo intervento ha affrontato il tema da un punto di vista scientifico, economico e operativo, mettendo al centro il valore dei dati come strumento fondamentale per affrontare le trasformazioni in atto. «Esiste un nuovo clima e dobbiamo imparare a conoscerlo attraverso i numeri, non attraverso le opinioni», ha spiegato Crespi. Secondo il presidente di RadarMeteo, il riscaldamento globale coincide innanzitutto con l'aumento delle temperature, fenomeno dal quale derivano tutte le altre conseguenze: eventi meteorologici estremi, siccità, ondate di calore, grandinate sempre più intense e modifiche profonde degli equilibri atmosferici. Crespi ha illustrato come anche il Mediterraneo stia subendo importanti trasformazioni, con l'anticiclone africano che negli ultimi anni sta progressivamente sostituendo il tradizionale anticiclone delle Azzorre, favorendo periodi più lunghi di caldo intenso e precipitazioni violente concentrate in brevi intervalli di tempo. Grande attenzione è stata dedicata all'impatto economico dei fenomeni climatici. I dati assicurativi internazionali mostrano infatti una crescita costante dei danni provocati dalle calamità naturali, con ripercussioni sempre più pesanti su infrastrutture, agricoltura, trasporti ed energia. Uno dei temi più critici affrontati riguarda il sistema italiano di monitoraggio meteorologico. «L'Italia non dispone di un vero servizio meteorologico nazionale e questo rappresenta una vulnerabilità importante», ha sottolineato Crespi. Secondo il presidente di RadarMeteo, la frammentazione delle informazioni rende più difficile costruire strategie efficaci di prevenzione e adattamento. Da qui la necessità di investire in reti di monitoraggio moderne, capaci di integrare dati provenienti da stazioni meteorologiche, radar, satelliti e sistemi di intelligenza artificiale. L'obiettivo è creare modelli sempre più precisi, utili alle amministrazioni pubbliche, alle imprese, alle compagnie assicurative e al settore agricolo. Il messaggio finale è stato chiaro: il cambiamento climatico non può più essere affrontato in modo settoriale, ma richiede una collaborazione continua tra enti pubblici, università, imprese e professionisti. «La tecnologia ci offre strumenti straordinari, ma le decisioni finali devono restare nelle mani delle persone. I dati servono a guidare le scelte, non a sostituirle», ha concluso Crespi.

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