Periodico olivo 12 Giugno 2026
Iscriversi al canale YouTube di Aipo per restare aggiornati - Periodico n. 24 del 12.06.2026 - Fase fenologica: è compresa tra l’allegagione e l’inizio dell’ingrossamento del frutto, quando l’oliva raggiunge la dimensione del “mezzo grano di pepe”, momento in cui si definisce la percentuale di allegati vitali e in cui la pianta concentra energia nella stabilizzazione delle olive e nella formazione dei primi tessuti del nocciolo. La lignificazione del nocciolo tra giugno e luglio Tra giugno e luglio l’olivo attraversa una delle fasi fisiologiche più delicate dell’intero ciclo annuale: l’inizio della lignificazione del nocciolo. È in queste settimane che il seme, ancora morbido e gelatinoso, comincia a trasformarsi in una struttura rigida e resistente, capace di sostenere la crescita del frutto e di proteggerlo dagli stress ambientali. Il processo è governato dalla formazione della lignina, un polimero complesso che conferisce durezza, impermeabilità e resistenza meccanica ai tessuti vegetali. Tutto inizia nel plastidio, un piccolo organulo delle cellule vegetali che funziona come un laboratorio interno dove la pianta costruisce molte delle molecole fondamentali per la sua vita. Qui, insieme al citoplasma, vengono prodotte tre molecole aromatiche (p-coumaryl alcohol, coniferyl alcohol e sinapyl alcohol) sono piccole strutture che hanno la forma ad anello, sono usate come “pezzi di costruzione”, monolignoli, per creare la lignina, il materiale che rende duro il nocciolo dell’oliva. Questi monolignoli sono poi trasportati verso la parete cellulare attraverso diffusione passiva, trasporto attivo o piccole vescicole di esocitosi, fino a raggiungere gli strati più interni della parete secondaria. In pratica abbiamo che la parete cellulare secondaria è una struttura complessa e stratificata, costruita dalla pianta con una precisione quasi architettonica, qui, in questa sequenza di strati sovrapposti, S1, S2 e S3, che la cellula deposita la lignina e consolida la sua resistenza meccanica. Lo strato più esterno, S1, è il primo a formarsi, le fibre di cellulosa sono disposte con un angolo marcato, come travi inclinate che preparano il terreno alla lignificazione; è una zona sottile, ma fondamentale per orientare la struttura che verrà. Più in profondità si trova S2, lo strato più spesso e più importante, qui la cellula concentra la maggior parte del lavoro, le fibre sono organizzate con grande regolarità e gli enzimi laccasi e perossidasi entrano in azione, attivando i monolignoli e trasformandoli in radicali pronti a unirsi. È in S2 che la lignina prende davvero forma, costruendo la sua rete tridimensionale. Infine, lo strato S3 chiude la parete verso il lume cellulare, le fibre sono fitte, quasi parallele, e la lignificazione completa il suo percorso depositando gli ultimi elementi del polimero; è uno strato sottile ma decisivo per la compattezza finale della parete. Insieme, S1, S2 e S3 formano una sorta di trilogia strutturale, dove ogni livello contribuisce alla solidità del tessuto legnoso e, nel caso dell’olivo, alla progressiva indurimento del nocciolo. Il risultato è un tessuto progressivamente più rigido, che conferisce al nocciolo la sua tipica consistenza e permette al frutto di proseguire il suo sviluppo senza deformazioni. Per l’olivo, la lignificazione del nocciolo non è solo un passaggio strutturale: influenza la cascola precoce, la resistenza agli stress idrici e termici, la risposta ai patogeni e la stabilità produttiva della pianta. È esattamente la fase che stiamo osservando nei nostri oliveti in queste settimane, soprattutto nelle aree più calde del Sud e delle Isole, dove l’indurimento del nocciolo è già iniziato. Comprendere questo processo significa comprendere uno dei momenti chiave della fisiologia dell’olivo, un fenomeno invisibile a occhio nudo ma decisivo per la qualità finale del frutto e per l’equilibrio vegeto produttivo della pianta. Difesa fitosanitaria dell’olivo Tignola dell’olivo (Prays oleae): per questo lepidottero troviamo in quest’annata un andamento diverso rispetto agli anni precedenti, le catture risultano in calo e la pressione complessiva appare più contenuta. La generazione carpofaga è comunque in movimento e, nonostante la minore intensità rispetto alle stagioni passate, rimane opportuno programmare un intervento entro la prossima settimana, scegliendo tra Bacillus thuringiensis, Spinetoram, Azadiractina o Deltametrina (ad esempio Decis Evo), Piretro. La minore pressione non esclude la necessità di un controllo mirato, ma permette di intervenire con maggiore precisione e senza urgenze eccessive. Meccanismo d’azione dei principali prodotti nella generazione carpofaga Bacillus thuringiensis (Bt): azione: ingestiva – larve neonate Meccanismo: tossine Cry → paralisi intestinale → cessazione dell’alimentazione Punto forte: selettivo. ... Tel. 045 8678260 @aipoverona Iscriversi al canale YouTube di Aipo per restare aggiornati -

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