MARCO D'AVOLA - SInfonia Iblea
00:00:00: Marco D'Avola - Sinfonia degli Hyblaei nr. 1 op. 45 in Mib M. del 1997 Silvano Frontalini Direttore della Orchestra Filarmonica Polacca di Stettino esecuzione Live ( rumori di pubblico ed ambiente specialmente nelle pause tra i tempi) unica registrazione Organista M.D'Avola 1- Andante LA MAGNA GRECIA 2-Moderato LA CONTEA 3- Andante: dopo il terremoto, la rinascita nel BAROCCO 4-Moderato: verso il TERZO MILLENNIO Recensione della Sinfonia degli Hyblaei op.45 di Marco D’Avola La Sinfonia degli Hyblaei op.45 per orchestra e organo di Marco D'Avola non appare come una sinfonia nel senso puramente architettonico della tradizione classica, quanto piuttosto come un itinerario della memoria collettiva. Composta nel 1998 e articolata in quattro sezioni — La Magna Grecia, La Contea, Il Barocco, Il Novecento — l’opera nasce come evocazione storica e spirituale del territorio ibleo, assumendo la forma di un paesaggio interiore prima ancora che geografico. Più che raccontare eventi, D’Avola sembra voler interrogare le sedimentazioni psicologiche che la storia deposita in una comunità. La sinfonia procede come una successione di stati emotivi: non illustra, ma ricorda; non descrive, ma rivive. L’inizio, dedicato alla Magna Grecia, possiede una qualità arcaica e quasi rituale. Non vi è il gusto archeologico della citazione, ma la percezione di una lontananza che continua ad abitare il presente. L’orchestra si muove con un senso di ampiezza contemplativa, mentre l’organo — presenza decisiva nell’universo poetico di D’Avola — non domina come solista ma agisce come profondità temporale, come voce della memoria lunga. È un passato non morto, ma ancora psichicamente operante. L'atmosfera si raccoglie in un sentimento di appartenenza più umano e storico. Qui emerge un tratto tipico del compositore: la tonalità non come semplice scelta linguistica conservatrice, ma come spazio affettivo. La musica di D’Avola, infatti, tende a costruire continuità emotive piuttosto che conflitti radicali; il suo discorso sonoro cerca una riconciliazione tra storia e interiorità. Questa inclinazione verso un lirismo saldo e non frammentario è stata spesso riconosciuta come caratteristica del suo linguaggio, sospeso tra tradizione e sensibilità contemporanea. La parte forse più intensa dell’opera è quella legata al Barocco, che rinvia implicitamente al trauma del terremoto e alla rinascita della Sicilia sud-orientale. Qui la connessione psicologica della sinfonia si rende più evidente. Non si tratta soltanto di rappresentare una civiltà artistica, ma di attraversare il dolore della distruzione e il bisogno umano di ricostruire forma e senso. La scrittura orchestrale sembra assumere una tensione drammatica che non esplode mai in disperazione definitiva; l’organo diventa quasi simbolo della permanenza, di qualcosa che sopravvive alle rovine. Il Barocco, allora, non è stile decorativo ma metafora psichica: la bellezza nasce dopo la frattura, come risposta morale alla perdita. L’ultimo movimento, Il Novecento — talvolta indicato discograficamente come Verso il Terzo Millennio — introduce una dimensione diversa: non la celebrazione del progresso, ma l’interrogazione del futuro. Qui la sinfonia sembra raccogliere tutte le epoche precedenti e porle in uno stato di sospensione. È come se D’Avola chiedesse se un’identità possa sopravvivere alla velocità della modernità senza dissolversi. Per questo la Sinfonia degli Hyblaei colpisce soprattutto sul piano psicologico. L’opera non vive della tensione dialettica tipica della grande sinfonia europea ottocentesca, né ricerca l’avanguardia come rottura linguistica. La sua forza risiede altrove: nel presentare la storia come esperienza emotiva condivisa. L’ascoltatore non viene guidato attraverso un sistema di forme astratte, ma attraverso una geografia dell’anima siciliana, fatta di memoria, ferita, orgoglio e continuità. In fondo, la sinfonia di D’Avola sembra affermare che i luoghi non sono semplicemente territori: sono coscienze stratificate. E gli Hyblaei, in questa partitura, diventano meno una provincia storica che uno stato interiore. Il direttore d’orchestra Silvano Frontalini si distingue per una personalità musicale fortemente orientata alla ricerca musicologica e alla riscoperta del repertorio italiano raro o dimenticato. Ha sviluppato uno stile interpretativo caratterizzato da rigore architettonico, controllo del colore orchestrale e attenzione al respiro teatrale della frase musicale. Particolarmente apprezzato nel repertorio operistico italiano, Frontalini unisce precisione tecnica e sensibilità drammatica, privilegiando una direzione capace di valorizzare l’equilibrio timbrico e la chiarezza delle linee musicali. La critica ha sottolineato il suo “infallibile senso dei tempi” e il dominio dei colori orchestrali. (IA) #verbosound #goisrl #silvanofrontalini #mdavola

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