"E ddoppo, chi ss’è vvisto s’è vvisto" (G.G.Belli Sonetto n°195)
Sonetto del 9 Ottobre 1831 Terni G.G.Belli Ecco la spiegazione dettagliata e la parafrasi di questo sonetto di Giuseppe Gioachino Belli, intitolato "E ddoppo, chi ss’è vvisto s’è vvisto" (E dopo, chi s'è visto s'è visto), scritto sempre a Terni l'8 ottobre 1831. Il Contesto del Sonetto Questo componimento affronta un tema privatissimo, universale e drammaticamente comune nella vita del popolino romano dell'Ottocento: il disincanto amoroso e la seduzione seguita dall'abbandono. A parlare è una donna del popolo che fa da "consigliera" più esperta a una ragazza più giovane e ingenua, di nome Agata (Aghita). La donna mette in guardia la giovane sulla falsità e l'ipocrisia degli uomini, che fanno grandi promesse di fedeltà e amore eterno solo fino a quando non ottengono ciò che vogliono (i favori sessuali della donna), per poi sparire nel nulla. Per dare forza al suo avvertimento, la parlante racconta la sua personale e dolorosa esperienza con un uomo soprannominato Ciosciò. Parafrasi Passo-Passo Prima Quartina Come sò st’omminacci, Aghita, eh? Pareno cose de potesse dí? Sin che nun te lo fai mettele cqui, sò tutti core e ffedigo pet té. Traduzione: «Come sono fatti questi omacci (uomini di poco conto), Agata, eh? Ti sembrano cose che si possano raccontare? Finché non te lo fai mettere qui (finché non ottengono l'atto sessuale / finché non gliela dai), sono tutto cuore e fegato per te (cioè mostrano una passione travolgente e devozione assoluta).» Seconda Quartina Ma una vorta che jj’hai detto de sí, appena che jj’hai mostro si cc’or’è, bbada, Aghituccia, e ffidete de mé che te sfotteno er cane llí per lí. Traduzione: «Ma una volta che gli hai detto di sì, appena gli hai mostrato "che ora è" (appena hai ceduto e ti sei concessa), stai attenta, Agatuccia mia, e fidati di me: ti piantano in asso e ti prendono in giro (te sfotteno) peggio di un cane, lì su due piedi (lì per lì).» Prima Terzina Ecchete la mi’ fine co Cciosciò: viè: ppare un santo, un fiore de vertú: io me calo le bbraghe e jjela do. Traduzione: «Ecco qui come è andata a finire a me con Ciosciò: ascolta (viè): sembrava un santo, un fiore di virtù... io calo i calzoni (cedo ogni difesa) e gliela do.» Seconda Terzina Ce sei ppiú stata da quer giorno tu? Accusí llui: da sí che mme sfasció, Ggesú Ggesú nnun z’è vveduto ppiú! Traduzione: «Ci sei più andata tu (da lui) da quel giorno in poi? Ecco, lo stesso ha fatto lui: da quando mi ha "sfasciata" (da quando mi ha posseduta e tolto l'onore), Gesù mio, non si è fatto mai più vedere!» Note e Curiosità Linguistiche Core e ffedigo: Nel dialetto romanesco antico, il fegato (fedigo) era considerato, insieme al cuore, la sede delle passioni forti, dell'amore profondo o del coraggio. Significa che l'uomo si dichiara pronto a dare la vita per la donna. Mostro si cc'or'è: Espressione idiomatica speculare a "far vedere i sorci verdi" o "mostrare i denti", ma qui usata nel senso di scoprire le proprie carte, cedere del tutto e concedersi. Sfotteno er cane: Significa trattare qualcuno con totale disprezzo, peggio di una bestia, ignorandolo subito dopo aver ottenuto il proprio tornaconto. Ciosciò: È un soprannome tipicamente popolano. Spesso i soprannomi nel Belli servono a dare un'identità immediata, quasi caricaturale, ai personaggi delle storie del rione. Me calo le bbraghe: Espressione cruda e popolarissima per indicare l'atto di spogliarsi, ma usata in senso figurato per dire "ho ceduto completamente, ho abbassato ogni barriera morale e protettiva". Me sfasciò: Termine forte e drammatico. "Sfasciare" significa rompere, distruggere. Nel linguaggio dell'epoca indicava la perdita della verginità o dell'onore della donna, vissuta come una vera e propria rovina sociale e personale. Il Belli fotografa con spietato realismo la vulnerabilità delle donne del popolo dell'epoca, prive di tutele di fronte agli inganni sentimentali, e lo fa usando la solidarietà femminile come veicolo del racconto: una donna ferita che cerca di salvare una ragazza più giovane dallo stesso identico destino. @mamic-V

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