"Sant’Ustacchio" (G.G.Belli Sonetto n°188)

Sonetto del 7 Ottobre 1831 Terni G.G.Belli Ecco la spiegazione dettagliata e la parafrasi di questo celebre sonetto romanesco di Giuseppe Gioachino Belli, intitolato "Sant’Ustacchio" (Sant'Eustachio), scritto il 7 ottobre 1831. Il Contesto e lo Spirito del Sonetto In questo sonetto, il Belli dà voce al "popolino" romano dell'Ottocento. Un popolano risponde a un altro che sta guardando un'immagine, un quadro o una statua di Sant'Eustachio (rappresentato tradizionalmente con un cervo che porta una croce tra le corna) e non riesce a capirne il significato. La spiegazione del miracolo viene fatta con il tipico linguaggio colorito, ingenuo e un po' "ignorante" del popolano romano, che mescola la leggenda sacra con elementi quotidiani e profani (come scambiare Eustachio per un re, o pensare che andasse a caccia di lepri con i cani, o l'idea di volersi mangiare il cervo). Parafrasi Passo-Passo Prima Quartina Sto scervio costa croscee co sta bboria ch’edè? Babbào! ciazzeccherai dimani. Viè cquà, tte lo dich’io: cuesta è ’na storia der tempo de l’aretichi pagani. Traduzione: «Che cos'è questo cervo con questa croce e con questa boria (quest'aria fiera)?» «Sciocco/Babbeo! Non ci indovinerai mai (ci azzeccherai domani). Vieni qua, te lo dico io: questa è una storia del tempo degli eretici pagani.» Seconda Quartina T’hai duncue da ficcà nnela momoria c’a li paesi lontani lontani sant’Ustacchio era un Re, ddio l’abb’in gloria, c’annava a ccaccialepri co li cani. Traduzione: «Ti devi dunque ficcare bene in mente che, in paesi molto lontani, Sant'Eustachio era un Re — che Dio lo abbia in gloria — che andava a caccia di lepri con i cani.» (Nota: Eustachio in realtà era un generale romano di nome Placido sotto Traiano, non un re). Prima Terzina Un giorno, tra li lepri ecco je scappa un cervio maschio, accusí ppoco tristo, che llui s’affigurò de fallo pappa. Traduzione: «Un giorno, in mezzo alle lepri, ecco che gli scappa fuori un cervo maschio, così poco feroce/selvaggio (tristo) che lui (Eustachio) pensò subito di farselo pappa (di mangiarselo).» Seconda Terzina Ma cquanno a bbrusciapélo l’ebbe visto co cquella crosce in fronte e in d’unachiappa, lo lassò in pasce, e vvorze crede a Ccristo. Traduzione: «Ma quando lo vide da vicinissimo (a bruciapelo), con quella croce in fronte e in un colpo solo (in d'una chiappa), lo lasciò in pace e volle credere a Cristo (si convertì).» Note e Curiosità Linguistiche Babbào: Voce romanesca per dire sciocco, credulone, o usato come spauracchio per i bambini. Aretichi pagani: Un cortocircuito comico tipico dell'ignoranza popolare del personaggio: unisce gli "eretici" (che sono cristiani che deviano dalla dottrina) con i "pagani". Fallo pappa: Espressione popolarissima per dire "mangiarselo", consumarlo in un pasto. In d'una chiappa: È un'espressione gergale che significa "in un momento", "all'improvviso" o "in un colpo solo". Il miracolo reale: Secondo la leggenda cristiana, il generale Placido stava cacciando un cervo quando questo si voltò, mostrando una croce luminosa tra le corna e la figura di Gesù Cristo che gli parlò, spingendolo alla conversione e a prendere il nome di Eustachio. ‪@mamic-V‬