La svendita di Banca Mps

Questa è la storia della svendita di un pezzo del patrimonio dello Stato. La Banca Monte dei Paschi di Siena ha annunciato di aver raggiunto nel 2023 un utile netto di 2,05 miliardi di euro. Un risultato straordinario per una banca che negli ultimi 13 anni ha fatto dei disastri e ha perso oltre 20 miliardi. Con gli utili del 2023 la banca darà un dividendo di 0,25 euro per ogni azione, in anticipo di due anni rispetto alle previsioni. Questa è una buona notizia non solo per gli azionisti. E anche per lo Stato, perché il ministero dell’Economia possiede il 39,23% della banca. Però c’è anche una cattiva notizia per lo Stato. Perché il 21 novembre dell’anno scorso il ministero dell’Economia ha venduto un pacchetto di azioni della banca, il 25%, per dare il via al piano di privatizzazioni lanciato dal governo Meloni. Una vendita-lampo fatta in un solo giorno, con uno sconto rispetto al prezzo di Borsa: il ministero dell’Economia ha venduto 252 milioni di azioni, al prezzo di 2,92 euro ciascuna. Così lo Stato ha incassato 735 milioni. Noi abbiamo già detto che quell’operazione ci sembra una svendita, perché visti i superprofitti che tutte le banche hanno realizzato grazie al rialzo dei tassi d’interesse, già allora ci si aspettava un fortissimo miglioramento dei risultati delle banche, inclusa Banca Mps. E infatti poco dopo la vendita del 25% del capitale il prezzo delle azioni di Banca Mps ha continuato a salire. Siccome lo Stato controlla la banca, è possibile che l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, non abbia informato il governo che c’era da aspettarsi un forte aumento dell’utile nell’ultimo trimestre e una rivalutazione delle azioni in Borsa?  Oppure dobbiamo pensare che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non si siano posti la questione. O, quel che sarebbe peggio, che Giorgia e Giorgetti siano stati informati ma non abbiano voluto aspettare la rivalutazione delle azioni?