Grinta: come e perché sviluppare la grinta nei nostri figli e collaboratori

Sviluppare la grinta nei nostri figli è possibile. Come? Grazie ad alcune strategie suggerite da Angela Duckworth nel suo bel libro "Grinta - il potere della passione e della perseveranza". Ecco le mie 4 indicazioni utili per sviluppare la grinta, non solo nei nostri figli, ma anche nei nostri collaboratori: 0:59 1) Presta attenzione al tuo stile educativo 2:25 2) Impegnati a dare l’esempio attraverso il tuo comportamento 3:50 3) Cerca figure grintose e autorevoli che accompagnino i tuoi figli o collaboratori andando a supplire le tue eventuali carenze 4:37 4) Istituisci in famiglia la “regola della cosa difficile” Questi sono solo alcuni degli spunti utili ad incentivare la grinta. Molti altri li trovi nel libro di Angela Duckworth, al quale ho anche scritto la prefazione. LINK UTILI: Qui trovi il libro "Grinta- il potere della passione e della perseveranza": http://amzn.to/2kjStjr Unisciti al gruppo Facebook "Officina per la Mente", dove parliamo di tecniche pratiche per la tua crescita personale: https://bit.ly/360XhQ3 #motivazione #grinta #psicologia --- “Perché mai dovremmo incentivare la grinta nelle nuove generazioni? Perché è la capacità che ci permette di riuscire nella vita molto più del talento, sfruttando il potere della continuità e l’energia dei nostri interessi. E la buna notizia è che la grinta può essere appresa e insegnata. Da dove partire? Vediamo 4 indicazioni che ci possono tornare utili a questo scopo, tratte dal bel libro di Angela Duckworth “Grinta”. 1) Il primo punto di attenzione di un genitore deve essere rivolto allo Stile educativo rigido o affettuoso. Da una parte si potrebbe pensare che la grinta si forgi su richieste di genitori inflessibili, secondo la logica che “ciò che non ti uccide ti rende più forte”. Come si potrebbe pensare l’opposto: che la perseveranza e la passione fioriscano all'interno di un contesto relazionale ricco di affetto e sostegno incondizionati. La conclusione di Angela è che nell’educazione dei figli non c’è incompatibilità tra l’atteggiamento di sostegno e quello di fermezza. Il genitore autorevole è al contempo esigente e di sostegno nei confronti del figlio, e questo atteggiamento pare essere il più utile per uno "sviluppo grintoso" del bambino. 2) Dare l’esempio. Spesso ci dimentichiamo che i bambini tendono a imitare il padre o la madre, o le abitudini e gli atteggiamenti delle persone vicine. Alcune ricerche hanno mostrato che i grandi campioni sono cresciuti dentro a sistemi famigliari con queste caratteristiche. Perché genitori disponibili e al tempo stesso esigenti costituiscono modelli di etica del lavoro: lavorano sodo, ritengono che il lavoro abbia la precedenza sul gioco e che si debba agire in vista di scopi lontani. Se vogliamo stimolare la grinta nei nostri figli dobbiamo chiederci anzitutto quanta passione e perseveranza abbiamo noi per i nostri fini personali. E poi chiederci se il nostro stile educativo incoraggi i figli a emularci. 3) Se i genitori non hanno grinta e non sono autorevoli, le strade sono due. O imparano a diventarlo (e si può fare ad ogni età leggendo questo libro e seguendo le indicazioni al suo interno) oppure i figli devono avere la fortuna di incontrare altre figure capaci di supplire a questa mancanza. La ricerca, infatti, dice che anche un insegnante autorevole – ovvero psicologicamente saggio – può fare la differenza nella vita dei suoi allievi e insegnare la grinta a loro. Oppure l’incontro con qualcuno che al momento giusto e nel modo giusto abbia fornito uno spunto o incoraggiamento a mirare in alto, infondendo fiducia e sostegno di cui aveva tremendamente bisogno. 4) Un quarto suggerimento che mi è piaciuto per incentivare la grinta nei bambini è istituire in famiglia la “regola della cosa difficile”, che è composta da 3 articoli. 1.Ogni membro della famiglia deve prendersi ogni anno una cosa difficile da fare, che richieda impegno quotidiano e esercizio intenzionale. Io mi impegno a migliorare la conoscenza dell’inglese, mia moglie a migliorare sul lavoro, mio figlio a suonare uno strumento musicale, mia figlia a fare un determinato sport. 2. Si può smettere, ma non prima che sia finita la stagione o qualche altro traguardo di tipo naturale. La ratio cioè è che, almeno per il periodo in cui ti sei impegnato, non puoi mollare. 3. La cosa difficile devi scegliertela tu. Nessuno può farlo per te perché non avrebbe senso impegnarsi a fare una cosa difficile che non ti interessi affatto. Cari amici, spero di avervi dato qualche spunto interessante, ne potrete trovare molti altri nel libro di Angela e all’interno del gruppo facebook “Psyway – la strada per la tua crescita personale”, dove la community degli appassionati di psicologia e crescita personale si confronta sulle tematiche come questa. Ci vediamo alla prossima!”