Ugo Foscolo dalle Poesie (1803) ai Sepolcri (1807) | Carlo Caruso
Giosuè Carducci, in una memorabile caratterizzazione di Foscolo nelle pagine introduttive a Primavera e fiore della lirica italiana (1903), ne descrive la figura come dominante la nuova scena «con la potenza fieramente e soavemente fantastica di pochi sonetti e di non molti sciolti». A questi «pochi sonetti» e «non molti sciolti» è dedicata la lezione. Saranno oggetto di attenzione particolare gli ambienti frequentati da Foscolo negli anni che conducono alla pubblicazione delle Poesie del 1803; i criteri che diressero le sue scelte per questa prima celebre raccolta di versi; il rapporto tra biografia e composizione poetica, con un accenno al periodo francese e al ritorno in Italia; i Sepolcri, l’occasione per la composizione del carme e la sua struttura. Si parlerà di: Dal noviziato alle Poesie del 1803. Nella prima parte della lezione verranno trattati la formazione del giovane Foscolo, il cosiddetto «Piano di studi» del 1796, fino ad arrivare alle esperienze padovane e bolognesi segnate da rivolgimenti politici e dalle prime composizioni. Le Poesie del 1803. Verranno presentate le Poesie del 1803, considerando soprattutto il rapporto con i modelli e il peso dell’autobiografia all’interno della raccolta. In questo modo verranno analizzate tante le odi quanto i sonetti, mostrandone le peculiarità formali e i temi ricorrenti. I rapporti con i contemporanei. Verranno discussi in particolare i rapporti intrattenuti da Foscolo con Melchiorre Cesarotti, Vincenzo Monti e Ippolito Pindemonte. Il Carme dei Sepolcri. Sarà proposta un’analisi approfondita dei Sepolcri, dando ampio rilievo alla struttura, alla questione delle ‘transizioni’ e alle note apposte da Foscolo al carme, nonché alla definizione di «poesia cimiteriale». Inoltre verrà evidenziata l’importanza del contesto esterno nella composizione del carme, unitamente ai contributi degli autori che in quel momento erano più vicini a Foscolo. Relatore Carlo Caruso è professore ordinario di Filologia Italiana all’Università di Siena. Ha curato l’edizione dei melodrammi di Paolo Rolli (1993) e si è occupato, fra le altre cose, del rapporto fra poesia e arti figurative nel Rinascimento e nell’età barocca, e più in generale dell’importanza della tradizione classica nella letteratura italiana. Tra i lavori principali: Adonis. The Myth of the Dying God in the Italian Renaissance (Londra, 2015 2 ); La filologia in Italia nel Rinascimento, a cura di Carlo Caruso e Emilio Russo (Roma, 2018); Come lavorava Carducci (con Federico Casari) (Roma, 2020).

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