La mia divisa

Ore 03:40. Un caffè di plastica, la pioggia che batte sul parabrezza e il peso di un giubbotto antiproiettile che schiaccia la schiena. "La mia divisa" è uno spaccato crudo, spietato e straordinariamente umano sulla vita di chi vigila sul sonno e sull'oro degli altri per millecinquecento euro al mese, sospeso tra il silenzio delle zone industriali e l'ansia di un furgone portavalori. Il brano si muove su un beat boom bap lento e pesante, arricchito da archi malinconici che squarciano l'oscurità proprio come la luce di una torcia. Non ci sono bandiere tricolori o funerali di Stato per chi rischia la vita con una targa privata; c'è solo la cruda realtà di un padre che torna a casa all'alba, si sfila la fondina e stringe suo figlio con le mani che tremano di freddo. Una storia invisibile, sputata in faccia alla città che si risveglia. Finché la centrale non chiama la fine del turno. Se questa fotografia in musica ti ha toccato dentro, lascia un like, iscriviti al canale e attiva la campanella 🔔 per non perderti i prossimi storytelling.