Super Marina Commmissione di inchiesta speciale SMG 507
Alle Nuove Generazioni presenti in questo profilo ...Prendetevi il giusto tempo... e guardatelo con gli occhi di una volta ….quelli che ti permettevano di collegarti al Cuore….ed all'Anima . Com.te M.O.V.M. Salvatore Bruno Todaro : IL MALE E’ LA GUERRA”. Ed ecco allora la verità consequenziale. Tutta la sua lunga preparazione alla vita era stata un errore! Io ho passato tutto la mia vita a prepararmi per la guerra. Ma la guerra è un male, un male, capisci! Sono un fallito! Un fallito! Così pensò quell’uomo che sembrava ormai privo di spirito, quell’uomo che aveva affondato molti piroscafi, molti incrociatori, che aveva lottato alla pari con navi molto più armate e potenti di lui e anche contro gli aerei, sempre rischiando in prima persona . Quel comandante che spesso si metteva al cannone, che aveva la canna così arroventata da cuocerci due uova, e ci si metteva a mani nude, mani bruciate, sanguinanti. Quel guerriero del mare che aveva sempre combattuto con grande coraggio e spirito da cavaliere antico, con lealtà, generosità, magnanimità, senza mai veramente odiare il nemico. Ma ora forse avvertiva per la prima volta il peso del sentimento dell’odio. Ora capiva che non si può fare la guerra per cavalleria, perché fare la guerra significa dover uccidere e quindi odiare. E quel sentimento ignobile stava prevalendo su di lui e gli sarebbe rimasto per sempre appiccicato nell’anima .Questo non lo sopportava. Gli era intollerabile. Il Comandante Todaro è morto Chiese e ottenne di essere impiegato nelle operazioni più rischiose. Prima con i Mas in Crimea, poi al comando del piropeschereccio Cefalo, in Tunisia, che appoggiava i motoscafi d’assalto nelle imprese più difficili e rischiose. E aspettò la morte che inevitabilmente sarebbe arrivata. Intanto viene a conoscenza degli orrendi misfatti perpetrati ai danni dei naufraghi italiani del Laconia, a cui avevano mozzato le mani per impedir loro di salire a bordo dell’imbarcazione di salvataggio . Alla fine i naufraghi italiani morti saranno ben 1350 su complessivi 1800. Tutti crudelmente abbandonati al proprio destino! E lui aveva rischiato cento mille volte la vita per salvare i ventisei naufraghi belgi del Kabalo! … “Ma sì, ho sbagliato tutto, ora lo so, ne sono certo”, pensa, mentre sta effettuando l’ennesima missione notturna nel porto di Bona. Ma il tempo è pessimo e l'azione non si può effettuare. Ritorna nel porto di La Galite e si mette a dormire. E' il mattino del 13 dicembre 1942 e un aereo inglese, uno “Spitfire” scendendo a volo radente e spezzonando, mitraglia il Cefalo. La contraerea riesce a mettere in fuga l’aereo e subito dopo alcuni marinai italiani si precipitano a bordo del peschereccio, cercano Todaro. Lo chiamano, ma non risponde. Vanno nella sua cuccetta e lo trovano con gli occhi chiusi, sembra che dorma. In tutto quel fracasso non s’è neppure mosso. Ma guardandolo meglio si nota una piccola scheggia che gli ha trapassato la tempia .Gli erano già a fianco le sirene del mare per trasportare la sua anima tra gli abissi insondabili. “Il Comandante Todaro è morto”, grida un marinaio piangendo. E tutti sono increduli e addolorati. Piangono in silenzio. Guardano il cadavere e non credono ai loro occhi. Sembra loro impossibile che Todaro sia morto. Per chiunque lo avesse conosciuto l’idea che un tal uomo potesse morire sembrava irreale. Aveva incarnato come pochi il mito dell’eroe buono. Ma in realtà il guerriero del mare, il cavaliere azzurro, il Don Chisciotte del mare era morto molto tempo prima. “Morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”, aveva detto più volte. E il suo spirito si era cominciato ad allontanare da lui quel giorno della battaglia di “Freetown”, quel giorno in cui aveva preso coscienza del male della guerra, quel giorno in cui aveva cominciato a odiare il mestiere che faceva. Il mitico eroe Salvatore Todaro era morto in quel giorno. Quello che giaceva ora lì, nella cuccetta del Cefalo, non era il comandante Todaro, ma solo il suo simulacro.

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