Ep. 251: Harada Saudita – i soldi sporchi del gaming

Unisciti alla ribellione su Telegram (https://t.me/JoinTheRebellion) – Iscriviti alla newsletter (https://gameromancer.substack.com/) – Supportaci su Patreon (  / gameromancer  ) Nei videogiochi non esistono più soldi puliti. La sconfitta più grossa che c'ha inflitto il capitalismo forse è proprio questa. Fare videogiochi costa sempre di più, e il 99% dei soldi che girano in questo circo vengono da gente di merda. Bin Salman non si è comprato solo SNK. Non ha soltanto diverse quote in giochini che spaziano da Nintendo fino a TakeTwo. Adesso attira anche le persone che sono state dietro le nostre IP preferite, e manco una mesata fa ha convinto Harada a tornare al lavoro dopo 6 mesi di pensione. L'uomo che ha reso Tekken fichissimo adesso è sul libro paga di uno che ammazza giornalisti per sport. E questa cosa è più importante del fantasticare su cosa potrebbe fare Harada con le IP di SNK. Quando i soldi non ce li mette l'Arabia Saudita arrivano da Tencent, e insomma, la Repubblica Popolare Cinese non è per nulla un esempio di virtù. Ma sappiamo far schifo benissimo anche in occidente: presente Microsoft? Dopo 100 miliardi spesi in acquisizione videoludiche ha fatto talmente tante merdate pro-Israele che perfino Arkane Studios si è sentita in dovere di pubblicare una lettera aperta in cui invitava la propria dirigenza a togliersi la testa dal culo. I videogiochi oggi, purtroppo, sono anche questo. E dobbiamo esserne consapevoli. Perché la consapevolezza è l'unica arma che al momento non sta dietro paywall.