Luigi Pirandello - «La levata del sole» - Audio lettura sottotitolata - Voce di Lorenzo Pieri

Audio letture Pirandelliane sottotitolate Novella «La levata del sole» Prima pubblicazione: Il Marzocco, 6 gennaio 1901, poi in Quand’ero matto, Streglio, Torino 1902/1903. Poi nella raccolta “Il vecchio Dio” (1926). Leggibile su PirandelloWeb: https://www.pirandelloweb.com/la-leva... La novella racconta la storia di Gosto Bombichi, un uomo elegante ma rovinato dal vizio del gioco e da una vita dissoluta. In una notte di sconforto, passeggia nervosamente nella sua stanza, tra il tremolio di un lumino e le grida rauche della moglie dal piano di sotto. Dopo aver perso tutto al Circolo dei Buoni Amici, decide di porre fine alla propria vita: prepara una pistola e scrive una lettera d’addio alla moglie, comunicandole con distacco la sua decisione e aggiungendo che, prima di morire, vuole concedersi il “capriccio” di vedere un’alba per la prima volta — uno spettacolo che, pur tanto decantato dai poeti, egli non ha mai visto. Uscito di casa, Gosto vaga nella notte umida e silenziosa, tra le vie deserte e poi nella campagna. Il cammino lo stanca, si sporca, scivola nel fango, incontra un povero ciccajolo e riflette amaramente sulla vita, che gli appare ormai senza senso. Si siede infine su un masso, solo e confuso, in attesa che il sole sorga, combattuto tra stanchezza, paura e una vaga curiosità per ciò che deve accadere. Da qui, Pirandello lascia che la narrazione scivoli lentamente verso il momento dell’alba, in un’atmosfera sospesa tra ironia, malinconia e poesia, senza ancora rivelare quale sarà il destino finale del protagonista. Il testo di Pirandello si distingue per il suo tono ironico e tragico insieme, con una scrittura densa di immagini, ritmi interrotti e un continuo oscillare tra realtà e allucinazione. L’autore costruisce la tensione attraverso il linguaggio stesso: frasi brevi, punteggiate da esclamazioni e dialoghi interiori, rendono tangibile l’agitazione mentale di Gosto Bombichi. L’ambiente iniziale — la stanza rischiarata dal lumino che “singhiozza” — è descritto con una forte personificazione, riflettendo lo stato d’animo del protagonista e anticipando la dissoluzione della sua identità. La voce narrante alterna registri alti e bassi, passando dal comico al patetico, tipico del modo pirandelliano di mostrare il dramma attraverso il grottesco. La lingua è viva, teatrale, piena di contrasti: luce e ombra, vita e morte, lucidità e delirio. Il dialogo fra Gosto e se stesso (“– Crepa! Crepa!”) è un esempio di sdoppiamento interiore che rivela la frammentazione del personaggio, incapace di distinguere più la propria voce da quella del suo doppio. Nella seconda parte, la narrazione rallenta e si fa più contemplativa: la notte e la campagna diventano specchio della sua crisi, con descrizioni quasi musicali del silenzio e dei suoni naturali. L’uso di verbi sensoriali e di dettagli minimi (il fruscio delle foglie, l’odore del mentastro) sottolinea il risveglio percettivo di un uomo che, alla soglia della morte, sembra scoprire per la prima volta la realtà. Pirandello costruisce così un testo in cui la lingua si fa strumento di indagine psicologica: non c’è azione, ma un flusso di pensieri, esitazioni e sensazioni che mettono in scena il paradosso della vita percepita come un gioco ormai perso, ma ancora capace di stupore davanti all’alba. Voce di Lorenzo Pieri Audio originale dal canale Spreaker di Lorenzo Pieri - https://www.spreaker.com/user/5642501... Le letture di Lorenzo Pieri, che ringraziamo per il consenso, sono ascoltabili anche su PirandelloWeb: https://www.pirandelloweb.com/audioli... Musica intro e fine: "Sailor's Song" by Joel Cummins