Alla scoperta dell'Osservatorio Valeda (Cimoncello)
L’osservatorio austro-ungarico situato sulla sommità del Cimoncello, l'imponente sperone roccioso che costituisce l'angolo sud-est dell'altopiano di Tonezza, segnava il limite meridionale della "Sektion 61", che si estendeva verso nord fino al rilievo di Quota 1068, oltre il versante settentrionale della Valle di Pra del Bosco. La notevole lunghezza del tratto di linea difensiva assegnato a questa "sezione di compagnia" (circa quadrupla rispetto a quella delle altre sezioni contigue) era compensata dalla sua posizione inattaccabile, che costeggiava il ciglio superiore di una parete di roccia strapiombante alta più di 150 metri. Nella primavera del 1917 i parapetti originari dell'osservatorio, fatti di sacchi a terra e pietre accatastate a secco, furono sostituiti con una robusta casamatta di calcestruzzo, adeguatamente mascherata e collegata, tramite un camminamento scavato nella roccia, ad una caverna di ricovero e ad una baracca interrata nella quale alloggiavano gli uomini del presidio. Da questa posizione, indicata nella cartografia dell'epoca come Quota 1151, gli osservatori dell'artiglieria austro-ungarica potevano controllare da vicino le linee difensive italiane sul versante opposto della Val d'Astico, l'intera conca di Arsiero e una vasta fascia della pianura vicentina, impedendo nelle retrovie italiane ogni spostamento diurno di reparti di truppe o colonne di carriaggi grazie al tiro delle proprie batterie, piazzate sull'altopiano di Tonezza e collegate all'osservatorio mediante linee telefoniche. Per sfruttare meglio questo punto di osservazione, gli zappatori austriaci scavarono alcune postazioni in caverna nella cresta dell'imponente parete di roccia che corona il versante sinistro della testata della Val di Vallezza; in esse furono piazzati due cannoni da montagna da 7,5 cm M. 15 e una mitragliatrice con settore di tiro dal Cavioio al Summano. Gli italiani furono costretti a mascherare con teli di iuta o graticci di canne tutte le strade di transito visibili da questo osservatorio e ad annaffiarle frequentemente, per evitare che la polvere sollevata dal passaggio di colonne di truppe o automezzi rivelasse la posizione di bersagli da segnalare alla propria artiglieria. La sua presenza fu sempre particolarmente fastidiosa per i comandi italiani, ma la posizione in cui si trovava e le sue ridotte dimensioni lo resero un obiettivo impossibile da distruggere per i cannoni italiani.

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