Maria Valtorta – Quaderni - 10 novembre 1943: Dove è orgoglio non è Dio. Dove è superbia non è Fede.

Maria Valtorta – Quaderni - 10 novembre 1943: Dove è orgoglio non è Dio. Dove è superbia non è Fede. Siatene certi. Dice Gesù: «Anche se si farà l’osservazione che Io mi ripeto, non mi smuovo dal mio proposito. Anche i peccati degli uomini si ripetono, nonostante tutti gli avvisi, con una monotonia sconfortante. Al suono della loro voce di colpa Io contrappongo la mia Voce di giustizia, acciò non sia detto che non ho parlato e mi si faccia accusa di averli lasciati nell’errore. La mia Voce dice da 20 secoli le stesse cose e tale accusa non dovrebbe avere luogo. Ma l’uomo, a cui fa comodo dimenticare ciò che è condanna per le sue malefatte, dice sempre che non sapeva questo o quello. È una scusa che lo disonora e lo avvilisce perché è menzognera e perché, per quanto bugiarda, è accusa alla sua intelligenza di essere imperfetta ed alla sua memoria lesionata. Come non ricordare gli insegnamenti ripetuti e ripetuti? Vi mettete al disotto dei bruti che imparano ciò che l’uomo insegna loro. Voi, tanto superbi, non riflettete che questo è un grande scorno per la vostra superbia? Maria, scrivi una volta di più la spiegazione della parabola del seminatore. Te la detterò per una speciale categoria di persone, il cui errore mi rattrista. Errore di imprudenza in taluni, errore di superbia in altri, errore di ribellione in altri ancora e di scandalo nell’altra categoria. Dice la parabola che una parte del seme cadde sulla via e fu beccata dagli uccelli. La seconda parte cadde sulla pietra e mise ràdiche, ma subito seccò per mancanza di umori. La terza cadde fra i rovi e morì soffocata. La quarta, caduta in buon terreno, fruttò in misura diversa. La Parola di Dio è seme di vita eterna. Ma la Parola è molto insidiata e da molte cose. Lascio queste molte cose e parlo unicamente di una cosa, direi micidiale quanto, forse più, del peccato stesso. E non si scandalizzi nessuno spirito pusillo se dico che è forse più micidiale del peccato. È verità. Il peccatore la cui mente non è corrosa dall’acido del razionalismo ha novanta probabilità di saper accogliere la Parola e ritrovare la Vita. Il razionalista ha solo dieci probabilità, e anche meno, di conservarsi capace di salvezza attraverso la Parola. Peggio della gramigna è il razionalismo. Quando si vedrà la sua opera, nel momento in cui tutto della Terra e degli uomini sarà cognito, si vedrà che questa eresia è stata la più perniciosa perché la più sottile e la più penetrante. È come un gas. Lo assorbite e vi uccide, ma non lo vedete, talora neppure ne sentite l’odore, oppure esso odore, essendo gradevole, viene da voi aspirato con piacere. Ugualmente è il razionalismo. Le grandi eresie hanno avuto in sé due cose buone: prima di tutto furono originate da una fede. Errata quanto vi pare, degna di condanna quanto vi pare. Ma sempre una fede. Hanno perciò avuto i loro martiri, le loro lacrime, le loro lotte per affermarsi, e degli animi retti le hanno nei secoli abbellite di luci di santità che non hanno a loro svantaggio che di essere fiorite su un albero malvagio non innestato a Cristo. La seconda cosa buona delle eresie è il grande rumore prodotto da esse, per cui chi non vi voleva appartenere sapeva come fare per non appartenervi. Le stesse lotte con la Chiesa e con gli Stati erano una segnalazione per i cattolici, costituivano un confine oltre il quale uno non andava che scientemente. Nel razionalismo ciò manca, ed esso penetra inavvertito anche là dove si crede non possa entrare. Entra per mille forami, come un serpe. Si veste di vesti lecite, anzi ammirevoli, e agisce sotto di esse ma contro ad esse. È un virus. Quando uno se ne accorge, lo ha già diffuso nel sangue e difficilmente se ne libera. La reazione del peccato è violenta sotto il raggio della mia Misericordia. Ma quella del razionalismo è nulla. Come uno specchio ustorio, esso rende la via impraticabile alla grazia e la respinge. Anzi se ne fa un ardore nocivo per finire di darsi la propria condanna. Il razionalista fa servire le cose di Dio al suo fine. Non sé stesso al fine di Dio. Piega, spiega, usa la Parola al lume, povero lume, della sua mente turbata e, come un pazzo che non conosce più il valore delle cose e delle parole, dà ad esse significati quali solo possono uscire da uno che l’opera astutissima di Satana ha sterilito. Vi sono razionalisti e razionalisti. Inizierò dai più grandi. I “superuomini”. I negatori di Dio. Vogliono spiegare la Creazione, il Miracolo, la Divinità, secondo i loro concetti pieni di orgoglio umano. Dove è orgoglio non è Dio. Siatene certi. Dove è superbia non è Fede. Là vi è Satana, e Satana è il più abile giocoliere per sedurre l’uomo e fargli apparire oro schietto la foglia di stagnola raccattata nel fango. Questi negatori di Dio, che credono avvilirsi accettando umilmente ciò che per sola loro capacità mentale non sanno spiegare, ed hanno ucciso in sé la capacità di amare, sono i giganti del razionalismo...

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