la natura del potere non cambia 4K

Il ratto delle Sabine è una fra le vicende più antiche della storia di Roma, avvolta dalla leggenda. Secondo la tradizione, Romolo, dopo aver fondato Roma, si rivolge alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui procreare e popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini risponde con l'inganno: organizza un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione e rapire le loro donne. DAL RATTO DELLE SABINE AL SACCO DI VOLTERRA CORSI E RICORSI STORICI CHE SI RIPETONO CICLICAMENTE ENTRO IL CIRCOLO VIZIOSO: SESSO MERCIFICATO, DROGHE ARMAMENTI E SOLDI A MERCENARI IMPASTICCATI ...IL PARADIGMA NON MI PARE CAMBIATO Che cosa perdettero i volterrani nel sacco del 1472 E’ impossibile a distanza di secoli e senza essere in possesso di precise notizie dirette da parte dei contemporanei, dire ciò che fu portato via da Volterra dalle truppe del Montefeltro scatenate a saccheggiare la città. Di certo sappiamo che ad Urbino si trova nella cattedrale un leggio che apparteneva al nostro Duomo: si ha notizia di una preziosa bibbia vaticana che asportata anche essa da Volterra: non si sa se dal Duomo o se da una sinagoga ebraica, dato che a Volterra, già da diverso tempo, vivevano alcune famiglie di ricchi mercanti ebrei. Averi e beni furono asportati da tutte le famiglie più nobili e notabili della città. Fu salvato, forse, quello che era stato nascosto in ripostigli sicuri e che non fu rivelato sotto le minacce. Si è discusso molto sulla partecipazione diretta del Montefeltro al saccheggio. Probabilmente egli si limitò a pagare bene quei soldati che, conoscendo le sue doti di raffinato intenditore di libri e di arte, gli offrivano il risultato del loro bottino di guerra. Quasi certamente molti altri bei volumi delle biblioteche volterrane passarono dalle mani di soldati ignoranti in quelle di Federico duca d’Urbino. Si ricordi che a Volterra erano allora presenti molti ordini religiosi con i loro ricchi conventi: i camaldolesi della Badia, gli Agostiniani presso la chiesa di S. Agostino, gli Olivetani di S. Andrea, i frati conventuali di di S. Girolamo, i francescani presso la chiesa di S. Francesco: c’era poi una ricca messe di libri presso le principali famiglie: polche si trattava di codici scritti a mano o di preziosi incunaboli il danno inferto ai singoli ed alla comunità, anche in questo settore culturale, non fu certo poco. A questi danni diretti si devono aggiungere quelli inferti dalle durissime misure prese da Lorenzo de’ Medici contro la nostra città, e fonti contemporanee parlano di 76 cittadini banditi dalla città, molti sono gli appartenenti alle principali famiglie cittadine: poco dopo le famiglie si allontanarono anch’esse dalla città portando via i loro beni. Volterra fu ridotta dalle restrizioni e dalle rovine in condizioni miserevoli. Inizia da quella data l’esodo di molti cittadini che, anche se non direttamente colpiti, cercano ragioni di vita e di sistemazione in altre zone della Toscana. La repressione e la dominazione fiorentina sono simboleggiate dalla costruzione, rapidamente effettuata, del Mastio. Tutte le abitazioni che si trovavano nella zona del piano di castello furono abbattute per far posto alla imponente fortezza. Nonostante le proteste del Vescovo e del clero fu abbattuto anche il Palazzo dei Vescovi che si trovava nella zona. Ma non ci furono solo rappresaglie, misure severissime di polizia. Volterra fu privata di ogni ricchezza e privilegio. Tutta la zona del Volterrano fu inclusa nello stato di Firenze. Le miniere di ogni genere divennero proprietà di Firenze. Qualche modesto vantaggio ebbero invece i volterrani che avevano apertamente parteggiato per i Fiorentini. La situazione dovette apparire tragica anche ai vincitori se, poco tempo dopo, attenuarono le rigide disposizioni. Ma ciò avvenne perché i Fiorentini si accorsero che a loro conveniva di più far gestire al Comune di Volterra le miniere confiscate e riscuotere le tasse indirettamente. Ma la perdita più grave per i volterrani fu, indubbiamente quella della libertà. Volterra, già forse dal 1361, data della caduta dei Belforti, gravitava nell’orbita di Firenze: ma come dimostrano la sollevazione del Catasto del 1429 ed i ripetuti tentativi di allentare il protettorato sempre più pesante dei fiorentini, almeno formalmente c’era un certo margine di libertà. Dopo il sacco del 1472 ciò non è più possibile. Firenze fa sentire in maniera dura e pesante il suo controllo. Volterra fu privata di ogni forma autonoma di vita politica ed economica. Furono misure spietate prese coscientemente da Lorenzo de’ Medici per tenere in maniera definitiva la città in uno stato di sudditanza totale.