Il Corno Magico di Mozart

W.A. Mozart Concerto per corno e orchestra n. 3 in Mi bemolle Maggiore K 447 Allegro - Larghetto - Allegro L. van Beethoven Sinfonia VII in La Maggiore op. 92 Poco sostenuto - Vivace Allegretto Presto - Assai meno presto - Allegro con brio Streaming Studio Armati Direzione tecnica Greg Studio W.A. Mozart Concerto per corno e orchestra n. 3 in Mi bemolle Maggiore K 447 Nel decennio compreso tra il 1781 e il 1791, Mozart compose molti concerti per corno e orchestra. Quattro sono giunti a noi e tra questi il terzo, il K 447 del 1783, è sicuramente quello più famoso. Sono stati scritti per il medesimo virtuoso, il cornista e suo amico Ignaz Joseph Leutgeb, o Leitgeb (1745-1811) il quale aveva condiviso con i due Mozart, padre e figlio, il servizio presso la corte dell’arcivescovo Colloredo. Trasferitosi a Vienna, Leitgeb alternava il lavoro di musicista con quello di commerciante in formaggi, attività avviata proprio grazie a un prestito di Mozart padre. La confidenza tra il cornista e Mozart è evidente anche dai motti scherzosi indirizzati al solista che il compositore scriveva nelle partiture. In uno dei manoscritti si legge: “Wolfgang Amadeus Mozart si prese compassione di Leitgeb, somaro, bue e pazzo, a Vienna, il 27 di Maggio 1783”. Ma allo stesso tempo, in una lettera, scriveva, riferendosi alle qualità musicali e strumentali del suo amico, di come fosse capace di “cantare un adagio con la più dolce, accattivante e impeccabile delle voci”. È impostante sapere che Mozart compose i Concerti per corno naturale, uno strumento ancora privo delle moderne chiavi e di conseguenza molto più complicato da suonare. Il Terzo Concerto è difficile ancora oggi per cui possiamo immaginare quanto lo fosse all’epoca. Da segnalare il terzo e ultimo movimento con la sua atmosfera gioiosa nel quale Mozart rende omaggio alla caratteristica del “corno da caccia” con ripetuti “squilli” e veloci note ribattute. L. van Beethoven Sinfonia VII in La Maggiore op. 92 La Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92 fu composta da Ludwig van Beethoven fra il 1811 e il 1812. Fu eseguita per la prima volta l’8 dicembre 1813 a Vienna con lo stesso autore sul podio. Ebbe fin da subito un successo clamoroso tanto che alla prima dovettero bissare il secondo movimento. L’aspetto ritmico è preponderante in tutta la composizione. Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così scrisse: «La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Melodia e armonia si mescolano nei passi nervosi del ritmo come veri esseri umani. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente». È curioso ricordare che alla prima esecuzione presso l’Università di Vienna in orchestra suonassero molti eminenti musicisti dell’epoca, amici di Beethoven, come il violinista e compositore Louis Spohr, i compositori Johann Nepomuk Hummel e Giacomo Meyerbeer e anche Mauro Giuliani, grande virtuoso chitarrista, che in quell’occasione suonava il violoncello. Il fatto sorprendente è il contrasto tra la tristezza di Beethoven in quegli anni, dovuta alla sordità quasi totale, e la gioia e la vitalità luminose che sprizzano dappertutto nella sinfonia: ulteriore testimonianza del fatto che spesso l’immensità dell’anima possa non coincidere con le miserie e le sofferenze della vita quotidiana ma ne rappresenti, attraverso l’arte, la forza per continuare a vivere. Beethoven ne è l’esempio supremo.