La piccolezza - p.Pablo Martin Sanguiao, Roma 06.09.2014

Gesù dice a Luisa Piccarreta: “(…) tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò, per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, e per mezzo suo come canale me ne servii per far scendere sull’uman genere tutti i beni e i frutti della Redenzione. Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprissi il Cielo per far scendere il mio Volere sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola tra tutte le generazioni. Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio, donde uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola: se una piccola misi come a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del «FIAT VOLUNTAS TUA, come in Cielo, così in terra». Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della creazione dell’uomo e dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio sangue dalle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, a baciarsi insieme [la sua e la Mia] e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi. Passeranno secoli e secoli; come nella Redenzione, così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia, quale fu da Me creato”. (10.11.1923) Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto in mezzo ad una luce e, guardandomi, come se mi penetrasse da per tutto, tanto che mi sentivo annichilita, mi ha detto: “Chi sono Io e chi sei tu?” Queste parole mi penetravano fin nelle midolla delle ossa e scorgevo l’infinita distanza che passa tra l’Infinito e il finito, tra il Tutto e il niente; non solo, ma vi scorgevo ancora la malizia di questo nulla e il modo come si era infangato. Mi pareva come un pesce che nuota nelle acque; così l’anima mia nuotava nel marciume, nei vermi e in tante altre cose atte solo a mettere orrore alla vista. O Dio, che vista abominevole! L’anima mia avrebbe voluto fuggire dinanzi alla vista di Dio tre volte Santo, ma con altre due parole mi lega, cioè: “Qual è l’Amor mio verso di te? E qual è il tuo contraccambio verso di Me?” Ora, mentre alle prime parole avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda domanda, “qual è l’Amor mio verso di te?”, mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo Amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell’Amore suo, onde se questo amore fosse cessato, io non sarei più esistita. Quindi, mi pareva che i palpiti del cuore, l’intelligenza e perfino il respiro fossero una riproduzione del suo Amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo Amore dappertutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d’acqua gettata nel mare, che scompare, non si sa più discernere. Quante cose ho compreso, ma a volerle dire, andrei troppo per le lunghe. Quindi Gesù è scomparso ed io son rimasta tutta confusa; mi vedevo tutta peccato e nel mio interno imploravo perdono e misericordia. Poco dopo il mio unico Bene è ritornato ed io mi sentivo tutta inzuppata dall’amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: “Figlia mia, quando un’anima è convinta di aver fatto male nell’offendermi, già fa l’ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L’anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, riceve un’amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squittissimo. Da questa conoscenza, l’anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l’ingratitudine passata, sente nascere in sé l’amore verso un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l’amore suo, e questo sono i capelli, che come con tante catene d’oro, si lega all’amore mio.” (28.10.1899) http://ladivinavolonta.org/