Toscana#Borghi fantasma... o quasi#luoghidavisitare
La storia di Lucchio È ricordato per la prima volta in una carta dell’Archivio arcivescovile nel 1260 dove la chiesa di San Pietro è annoverata fra quelle del plebato di Valleriana. Probabilmente il paese si costituì a seguito delle truppe di soldati posti a difesa della rocca o di un gruppo di coloni portati in questi luoghi impervi per la costruzione della rocca stessa. Lucchio fu dominata dai Lupari e seguì il loro destino fino al bando dal territorio della Repubblica di Lucca. Divenne il baluardo dello Stato lucchese contro la rivale Firenze posto a settentrione, e come Montefegatesi godè di particolari privilegi. Nel 1437 forte fu la lotta per impedire l’invasione dei Fiorentini e fu l’unico paese della Vicaria di Val di Lima a non essere occupato dal nemico grazie a due giovani ragazze di Vico Pancellorum, Anastasia e Lucia, che riuscirono a far prigioniero il comandante della Rocca, Gaspero da Stazzema, che stava per tradire la causa e aprire le porte al nemico. Per questo la Repubblica di Lucca premiò Lucchio, nel 1441, con l’ordine di ridurre al minimo i tributi e che questi non potessero più essere aumentati in futuro. Villa Saletta Il nome Saletta (già Saletto sino al X) è di origine longobarda, e sta ad indicare un insediamento campestre con annessa villa signorile che in lingua longobarda veniva chiamato Sala. La prima testimonianza risalente a Saletto si rileva, come ci dice Emanuele Repetti, nell'Archivio Arcivescovile Lucchese del 27 giugno 980, in riferimento ad una riorganizzazione dei livelli della zona. La sua parrocchia fino al 1260 era dedicata ai SS. Pietro e Michele,ed era immersa in una vasta tenuta omonima, come denotato dal catalogo delle chiese della diocesi di Lucca. A partire dalla seconda metà del Quattrocento proprietaria del Borgo fu la famiglia Riccardi. Sempre da documenti vescovili sappiamo che la parrocchia di SS. Pietro e Michele a Saletta contava, nel 1833, ben 438 abitanti. Durante la seconda guerra mondiale Villa Saletta fu occupata sia dall'esercito tedesco che italiano comportando anche una incursione da parte del nucleo SS. Castelnuovo dei Sabbioni Abitato di origini medievali, nei secoli è arrivato a contare anche cinquecento e più abitanti. Oggi non ci vive più nessuno: c’è solo un museo, funzionante, realizzato all’inizio degli anni Duemila dalla Regione e dedicato alle miniere. E proprio l’escavazione della lignite, nella seconda metà del Novecento, è stata causa del progressivo spopolamento. Il minerale serviva ad alimentare le vicina centrale termoelettrica di Santa Barbara e l’Enel espropriò il paese. Altri sei abitati furono rasi al suolo. Poi le miniere nel 1994 si esaurirono e l’azienda cedette il paese al Comune. Ma nessuno vi è tornato ad abitare. Castelnuovo, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, era stato poi segnato da una strage: settantaquattro persone inermi furono fucilate nella piazza del paese dai nazisti. Toiano Le sue origini risalgono all'alto medioevo, e la struttura del paese resta quella di un castello, a cui si accede tramite un ponte, in origine un ponte levatoio. Inizialmente sotto il dominio lucchese, passò poi sotto i pisani e nel 1362 sotto l'egemonia fiorentina, grazie all'azione del condottiero Rodolfo II Da Varano, il quale dopo aver vinto l'assedio, prese una campana della rocca e la inviò come trofeo a Firenze, dove fu posta nel ballatoio di Palazzo Vecchio.Nel 1364 il paese (da allora detto "Toiano Vecchio") fu distrutto dai fiorentini e il territorio venne restituito ai pisani, in seguito agli accordi di pace tra le due città. Gli abitanti di Toiano ricostruirono nuovamente il villaggio (da allora detto "Toiano Nuovo"), ma nel 1406 si arresero nuovamente al dominio di Firenze

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