Il Vittoriano o Altare della Patria — Monumento alla nazione o alla vanità?

Il Vittoriano o Altare della Patria — Monumento alla nazione o alla vanità? Dati tecnici L'Altare della Patria — nome ufficiale Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, detto anche Vittoriano — sorge sul versante settentrionale del Campidoglio, a Roma, inglobando parte dell'Arce capitolina medievale. Il progetto è dell'architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, che lo concepì in stile neoclassico eclettico, con rimandi all'ellenismo e all'architettura imperiale romana. Le dimensioni sono imponenti: 135 metri di larghezza per 81 di altezza, con una scalinata frontale di 72 gradini. La struttura è rivestita interamente in marmo botticino bresciano, un travertino chiarissimo che contribuisce — insieme alla totale assenza di ombreggiatura — alla sensazione visiva di "torta nuziale" spesso rimproverata all'edificio. Il complesso include due propilei laterali, gallerie, musei, la tomba del Milite Ignoto (aggiunta nel 1921) e la statua equestre in bronzo dorato di Vittorio Emanuele II, alta 12 metri senza basamento. Tempi del progetto Il concorso internazionale fu bandito nel 1880, con 98 progetti presentati. Sacconi fu dichiarato vincitore nel 1882. La prima pietra fu posata nel 1885, ma i lavori procedettero lentamente: Sacconi morì nel 1905 senza vedere l'opera finita. Il cantiere fu portato a termine da Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. L'inaugurazione avvenne il 4 giugno 1911, in coincidenza con le celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia. Costi e polemiche Il costo totale, difficile da quantificare in valori attuali per via dell'estensione temporale del cantiere, fu comunque enorme per le finanze del giovane Stato italiano. Le polemiche cominciarono ancor prima che il cantiere iniziasse: per costruire il monumento vennero demoliti il convento di Santa Maria in Aracoeli e interi quartieri medievali del Campidoglio, distruggendo stratificazioni storiche millenarie. La scelta del marmo di Botticino — imposta per ragioni di luminosità — fu criticata fin dall'inizio perché il materiale, a contatto con l'inquinamento romano, tendeva a ingiallire anziché conservare la bianchezza voluta. Il cantiere espropriò e demolì edifici privati, suscitando resistenze popolari. Sul piano urbanistico, l'inserimento di una mole così gigantesca tra il Foro Romano, il Campidoglio e Piazza Venezia alterò irreversibilmente l'equilibrio visivo del centro storico. Giudizi sull'opera Il Vittoriano divide da sempre critica e opinione pubblica. I romani gli riservarono appellativie impietosi: "macchina da scrivere", "dentiera", "torta nuziale". Henry James lo definì una "eruzione di marmo bianco". Gli storici dell'architettura tendono a valutarlo come un esempio di monumentalismo ottocentesco funzionalmente riuscito — ottima acustica, spazi pubblici ben organizzati, capacità di rappresentare retoricamente la nazione — ma esteticamente eccessivo e privo di integrazione con il contesto. La funzione di luogo della memoria collettiva si è consolidata soprattutto dopo il 1921, quando vi fu tumulato il Milite Ignoto: da quel momento il monumento ha acquisito una sacralità civile che ne ha, di fatto, sdoganato l'esistenza. Oggi ospita anche il Museo Centrale del Risorgimento e il Complesso del Vittoriano, con mostre temporanee di rilevanza nazionale.