G. Donizetti LUCIA DI LAMMERMOOR - Treviso 1985 - Aliberti, Casellato, Salvadori - APREA

Gaetano Donizetti, LUCIA DI LAMMERMOOR – Live, Treviso, T. Comunale - 10 novembre 1985 personaggi: Miss Lucia LUCIA ALIBERTI Edgardo di Ravenswood RENZO CASELLATO Lord Enrico Ashton ANTONIO SALVADORI Raimondo Bidebent VALENTINO MENEGHETTI Lord Arturo Bucklaw WALTER GULLINO Normanno GIANCARLO TURATI / Alisa SERENA LAZZARINI Orch. Filarmonia Veneta e Coro – direttore BRUNO APREA ******* Ho ricordi abbastanza positivi di questa “Lucia” trevigiana, confermati dal riascolto della registrazione. La recita piacque, fu abbastanza applaudita e fu giusto così. La protagonista Aliberti si sforzò certo di interpretare, e se non brillò particolarmente nella cavatina iniziale, si rifece abbastanza nell’impegnativa scena della pazzia. Però l’imitazione della Callas era ormai talmente evidente che, specialmente nel grave, in un paio di occasioni sfociò in suoni poco felici. E questa ricerca di rifarsi a un’emissione che aveva poco a che fare con l’impianto vocale assegnatole dalla natura, la portava a ledere anche l’articolazione, sicché in qualche frase pareva farfugliare e si capiva quando andava bene una parola su due. Molto alterna fu anche la prova del baritono Salvadori, che come quasi sempre gli capitava alternò cose buone ad altre discutibili. Così si poté udire qualche slittamento d’intonazione, specie nella cavatina, oltre ai ricorrenti problemi con gli acuti, credo dovuti all’ingorgarsi della voce in zona di passaggio. Però il timbro era bello, la voce ampia, e quando azzeccava qualche nota tenuta l’effetto non mancava e l’applauso scattava. Alla fine il migliore del terzetto protagonistico fu quello forse meno atteso, ossia il tenore Casellato, artista che svolse una lunga e onorevole carriera senza però assurgere alla grande popolarità. Probabilmente la voce non era granché estesa, e l’evidente ispirazione a tenori di grazia della precedente generazione, specialmente Tagliavini, lo spingeva a cercare sistematicamente emissioni soavi, fino a suonare un poco artefatto. Come che sia, complessivamente il suo Edgardo fu vocalmente corretto, e l’interpretazione più che soddisfacente. Discreto il basso Meneghetti, e chiudo segnalando per una volta anche i secondi tenori, nella fattispecie l’animato Normanno di Turati e il preciso Arturo di Gullino. (Lele del Gatto)