la ballata di franco serantini

Era il sette di maggio, giorno delle elezioni, e i primi risultati giungan dalle prigioni: c'era un compagno crepato là, era vent'anni la sua età. Solo due giorni prima parlava Niccolai, Franco era coi compagni, decisi più che mai: «Cascasse il mondo sulla città, quell'assassino non parlerà». L'avevano arrestato lungarno Gambacorti, gli sbirri dello Stato lo ammazzavano dai colpi: «Rossa marmaglia, devi capir se scendi in piazza si può morir!» E dopo, nelle mani di Zanca e di Mallardo, continuano quei cani, continuano a pestarlo: «Te l'ho promesse sei mesi fa», gli dice Zanca senza pietà. Rinchiuso come un cane, Franco sta male e muore, ma arriva alla prigione solo un procuratore; domanda a Franco: «Perché eri là?» «Per un'idea: la libertà». Poi tutt'a un tratto han fretta: da morto fai paura; scatta l'operazione «rapida-sepoltura»: «é solo un orfano, fallo sparir, nessuno a chiederlo potrà venir». Ma invece è andata male, porci, vi siete illusi, perché al suo funerale tremila pugni chiusi eran l'impegno, la volontà che questa lotta continuerà. Era il sette di maggio, giorno delle elezioni, e i primi risultati giungan dalle prigioni: c'era un compagno crepato là, era vent'anni la sua età.