Ring - con Bettino Craxi (17/11/1976)

Ring - con Bettino Craxi (17/11/1976) Un programma del 1976 in dieci puntate in cui il conduttore Aldo Falivena incontrava, anzi affrontava con un faccia a faccia, un ospite di rilievo del momento. Oggi rivediamo la puntata con il segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi, trasmessa in diretta sulla Rete 2 il 17/11/1976. Benedetto Craxi, detto Bettino (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000), è stato un politico italiano, Presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 18 aprile 1987 e segretario del Partito Socialista Italiano dal 16 luglio 1976 all'11 febbraio 1993. Considerato come uno degli uomini politici più rilevanti e influenti nella storia della Repubblica Italiana, in particolare negli anni '80, fu anche il primo socialista ad aver rivestito l'incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri. Il primo dei due governi da lui presieduti è stato il terzo più longevo nella storia della Repubblica Italiana, nonché il più duraturo della cosiddetta Prima Repubblica. Craxi aveva una forte sintonia con i leader della sinistra europea come Felipe González e Mário Soares, e s'impegnò fortemente per l'affermazione del "socialismo mediterraneo" e dell'Eurosocialismo. Il partito e i governi di Craxi vennero sostenuti anche da Silvio Berlusconi, il quale aveva instaurato con il leader socialista un rapporto di amicizia, rimanendone politicamente distante ma non avverso. Coinvolto nelle inchieste di Mani pulite condotte dai giudici di Milano agli inizi degli anni '90, subì due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Egli respinse fino all'ultimo l'accusa di corruzione, mentre ammise di essere a conoscenza del fatto che il PSI aveva accettato finanziamenti illeciti, affermando che "per decenni tutti i partiti si erano finanziati illegalmente senza mai essere oggetto di denunce, con atteggiamenti di complicità". Recatosi a Hammamet, in Tunisia, mentre erano ancora in corso quattro procedimenti giudiziari nei suoi confronti, morì latitante il 19 gennaio 2000; secondo i suoi sostenitori, fu invece vittima di una giustizia politicizzata, sostenuta dai media, che lo avrebbe costretto all'esilio in Tunisia. Ancora oggi, a diversi anni dalla morte, la sua memoria suscita sentimenti controversi. Quelli di apprezzamento si rivolgono a lui come precursore della modernizzazione del Paese e della politica italiana. Quelli di esecrazione sono cagionati dal forte aumento del debito pubblico sotto i suoi governi e dalle condanne riportate a seguito delle indagini di Tangentopoli, ai quali fece seguito la decisione di fuggire dall'Italia.