"ANTICA VIA VOLOSCA" Sonnino (LT)

7/Dicembre/2024 Inaugurazione dell'Area: "ANTICA VIA VOLOSCA", a cura dell'Associazione, "Brigante Antonio Gasbarrone". Quando Priverno cadde non era ancora iniziata, da parte dei Romani, l'antica via Appia, la regina viarum, cioè la "regina delle strade romane". Infatti la sua costruzione inizia nel 312 a.C. per opera del Console Appio Claudio. Partiva da Roma e arrivava fino al porto di Brindisi. La percorrenza sulla via Appia fu agevole per circa un secolo. Poi iniziarono le difficoltà, perché l'Appia, a partire dal II secolo a.C., incominciò ad essere invasa dalle acque stagnanti e progressivamente si insabbiò e allagò. Per questo i Romani furono costretti a trovare un'alternativa all'Appia. Costruirono così la CONSOLARE pedemontana, che partiva da Velletri e si snodava lungo le zone pedemontane dei Lepini e degli Ausoni. Passava, quindi, sotto SITIA, PRIVERNUM (ricostruita dai Romani) e i campi dove sorgeva VOLOSCA. Le vestigia di questa prima città VOLSCA si trovano nel "campo di Sonnino". Infatti ancora oggi esiste il toponimo VOLOSCA, per indicare il luogo dove sorse l'antica VOLOSCA. Da questa città partiva una strada tuttora esistente che porta il nome di via "VOLOSCA". Fino a 40 anni fa, era la strada che i sonninesi percorrevano per portarsi sui luoghi dell'antica VOLOSCA. Oggi ne rimangono gli ultimi 50 metri in cui sono evidenti degli ampi gradoni con pietre levigate che l'Associazione Brigante Antonio Gasbarrone di Sonnino ha reso nuovamente calpestabili installando due pannelli informativi e immagini fotografiche storiche della strada integrando così il tratto nella sua rete sentieristica L'IMPRENDIBILE BANDA GASPERONE. PAESAGGI NELLA STORIA ( CAI 503) che è anche parte della Via Francigena nel Sud . _____________________________________ La Poesia nel video è del Poeta Dante Bono "Via Volósca", in dialetto Sonninese. Di seguito il testo: Chi daglie Fenile téta i a Sonnino, se fa l'appedecàta de milleduecentosette ratine della Volósca. Arevato a mèsa via, trova ió reposaturo della «solléccola» andò ce stà n'albero gigante che dà frisco e ombra aglie passante. E' glio reposatúro de tanta povera gente che sotto ió sole cocente azzecca e cala la via Volósca. I'albero della solléccola è stato sembre ió punto de referemento pé ogne amoruso appuntamento. Ié spuse allo remeni dalle palude, dalla Sibilla, dalle Cotinole, daglio Callarotunno e da Morevazzano, pé vederse, s'aretroveno a chéll'ora fissata sotto ió refregerio della solléccola. Se chigl'jalbero potaria parlà na cica, quante cóse raccontaría: storie de 'ncontre, sguarde furtive, battecore, promesse, abbracce. Tra na carezza e n' etra ié passerotte tra glié rame giochéno a guattarella, l' areia addora de mortella. Tra la corale de tante cecale, ié spuse accallocciate se davo ié bace sotto chélla frescura de pace.