Il carnevale di Menconico

Nella valle dell'Aronchio, affluente dello Staffora nell'Appennino pavese, il carnevale costituisce ancora un momento di espressione creativa e partecipazione spontanea. Per settimane i giovani si ingegnano ad allestire carri allegorici utilizzando come base vecchie auto, trattori e rimorchi, ai quali applicano originali soluzioni meccaniche ed ingegneristiche. I temi variano ogni anno ispirandosi anche all'attualita` sociale e politica: nel 2011 troviamo cosi` carri dedicati alla presunta tribu` dei Waka Putanga, al 150esimo anniversario dell'Unita` d'Italia (con le maschere di Garibaldi, Anita e Bixio), a "Grease", alla proverbiale botte che e` sempre meglio vuota, alle uova, agli impianti eolici industriali in progetto sui crinali (per il quale uno speaker invita a votare a favore, contro o "boh" mentre un ingegnere mostra in disparte un rendering... porno), alla musica anni Sessanta di Mal e i Primitives, a una casa di cavernicoli e a un capanno da caccia; fra i capelli delle signore spunta anche qualche mimosa, vista la coincidenza con la festa della donna. Arrivano infine i suonatori tradizionali Cesare Campanini (fisarmonica) e Roberto Ferrari (piffero) e si balla in cortili e garage, i cui proprietari hanno preparato vivande per ristorare la comitiva. La carovana, partendo dal capoluogo comunale Menconico, raggiunge la domenica grassa le frazioni alte di Montemartino, Carrobiolo e Varsaia, e il martedi` grasso quelle di Collegio, Ca' del Bosco, Giarola, San Pietro Casasco (dove entra a salutare gli anziani della casa di riposo), San Martino, Carro, Molino San Pietro e Canova. Le parole della polca con cui si conclude la nostra documentazione ci lasciano un perenne interrogativo: se i Turchi avevan coraggio, perche' allora son scappati?...