Bruzzone, docenti aggrediti: "La mancata denuncia non permette un’assunzione di responsabilità"
Nella nuova puntata de I Protagonisti, la rubrica di Orizzonte Scuola condotta da Francesco Bunetto, ospite Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa, per affrontare un tema sempre più urgente per il mondo della scuola: le aggressioni ai docenti. Il punto di partenza è il caso di Parma, dove due insegnanti sono stati aggrediti da alcuni studenti e il video dell’episodio ha acceso un ampio dibattito pubblico. Ma l’intervista non si ferma alla cronaca. Bruzzone analizza che cosa accade quando il conflitto tra adolescenti e adulti supera il limite, quando il docente non viene più riconosciuto come figura autorevole e quando la frustrazione si trasforma in sfida fisica. Secondo la criminologa, non si può liquidare un’aggressione a un insegnante come una semplice “ragazzata”. Quando un adolescente arriva allo scontro fisico con un adulto, e in particolare con un docente, significa che è saltato un argine fondamentale: il riconoscimento del limite. Non si tratta di invocare una scuola autoritaria, ma di recuperare l’autorevolezza adulta, cioè la capacità di rappresentare un confine chiaro, stabile e non negoziabile. Nel corso dell’intervista si parla anche del ruolo dei video e dei social network. Le immagini possono aiutare a comprendere una parte dei fatti, ma non bastano da sole a ricostruire l’intera vicenda. Allo stesso tempo, ciò che mostrano non può essere ignorato: la violenza ripresa e condivisa assume una dimensione pubblica, diventa performance, cerca visibilità e approvazione. Ampio spazio viene dedicato anche alla dinamica del gruppo. Bruzzone invita a usare con cautela la parola “branco”, ma spiega come il gruppo possa abbassare i freni inibitori, ridurre la percezione della responsabilità individuale e spingere un adolescente a compiere azioni che da solo probabilmente non farebbe. Altro passaggio centrale riguarda il rapporto tra perdono, denuncia e conseguenze. Per Bruzzone, il gesto educativo non può tradursi nell’assenza di responsabilità. Un docente può scegliere sul piano personale di perdonare, ma l’aggressione a un insegnante riguarda l’intera comunità scolastica. Per questo, davanti a comportamenti gravi, è necessario che ci siano conseguenze chiare, proporzionate e orientate alla responsabilizzazione. L’intervista affronta infine il ruolo delle famiglie, la fragilità emotiva degli adolescenti e la necessità di un cambio di paradigma. La scuola deve poter educare, ma per farlo non può rinunciare al limite. Formazione, prevenzione, supporto psicologico e coinvolgimento delle famiglie sono strumenti importanti, ma senza il riconoscimento dell’autorevolezza adulta il rischio è che la violenza diventi un linguaggio tollerato e persino spettacolarizzato.

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