"Pigliavento" di Mattia Brienza

Mattia Brienza è finalista alla XXXIX edizione del Premio Italo Calvino con "Pigliavento" “Pigliavento” di Mattia Brienza si presenta come una parabola di degrado di un’individualità incerta, una parabola anche sull’attrazione esercitata dal fascismo su un borghese ideologicamente confuso, tra valori epidermicamente liberali, nazionalismo, estetismo, timore e disprezzo del bolscevismo. Negli anni del primo dopoguerra il borghese sognatore Pietro Gorini, infatuato di poesia e innamoramenti, progetta di diventare editore per pubblicare il suo amato London. Ma tutto naufraga in un clima di grottesca commedia. L’uscita dalla crisi coinciderà con una rassicurante adesione all’ormai trionfante fascismo. In un’atmosfera sempre più plumbea tutto si concluderà col miserabile massacro del giovinetto Anteo Zamboni (attentatore del Duce nel 1927), di cui fittiziamente l’autore immagina sia responsabile in prima persona proprio il suo personaggio, in un originale e assai ben condotto innesto tra realtà storica e invenzione romanzesca. Mattia Brienza è nato nel 1998 a Prato, dove tuttora vive insegnando Lettere presso il locale liceo scientifico. Per qualche tempo ha fatto anche il cameriere a Torino. Ha studiato all’Alma Mater Studiorum di Bologna ottenendo il diploma triennale in Lettere antiche per poi passare nel biennio successivo a Lettere moderne. La sua tesi di laurea magistrale verteva sulle traduzioni da Jack London di Gian Dàuli nel corso degli anni Venti del Novecento, materia poi rielaborata per il suo romanzo “Pigliavento”, in assoluto la sua prima opera narrativa, finalista quest’anno al Premio Calvino. Lettura di Eleni Molos Video di Cristiano Ferreira Si ringrazia l’Antico Cicinin di Torino dell’ospitalità per le riprese