Viva la SS.Trinità - Vallepietra '90
A Vallepietra (RM) per la festa della Trinità giungono in pellegrinaggio numerosi fedeli provenienti da vaste aree del Lazio e Abruzzo, diretti nel santuario montano situato a 1300 metri sui monti Simbruini. Ancora oggi il percorso, che richiede anche più di tre giorni di cammino tra andata e ritorno, è compiuto largamente a piedi. Al culto trinitario nella seconda metà dell’Ottocento si è aggiunto quello di Sant’Anna. Diverse sono le leggende di fondazione. La più nota narra che un contadino stava arando con due buoi al di sopra dello strapiombo sovrastante la grotta, quando i due animali precipitarono con l’aratro nel vuoto. L’agricoltore corse a vedere e con grande meraviglia trovò i due animali sani e salvi, inginocchiati verso l’immagine divina in atto adorazione. Gli studi storico-antropologici di Di Nola e di F. Caraffa fanno risalire al medioevo, XI – XII secolo, la fondazione del culto, forse ad opera di san Domenico di Cocullo, presente in un affresco della grotta. Anche il dipinto raffigurante l’immagine della Trinità, non canonica per la ripetizione identica delle tre figure, tanto da aver richiesto una particolare dispensa per essere lasciata al culto popolare, è databile al 1200 ed è di impostazione bizantineggiante. La domenica di prima mattina ha inizio il Pianto delle Zitelle, una sacra rappresentazione dei misteri della passione di Gesù Cristo, cantata da ragazze e donne nubili di Vallepietra. Con buona certezza il componimento, datato agli anni attorno al primo Settecento, è stato introdotto nel corso degli anni Sessanta dell’Ottocento e la sua messa in scena è stata affidata alle giovani del luogo, le stesse che da antica tradizione svolgevano durante la festa la funzione di mediatrici tra il mondo umano e quello sovrannaturale. Di solito a gruppetti andavano a chiedere davanti alla effige trinitaria una grazia, per conto e dietro compeno di chi l'aveva commissionata. Era la cosiddetta richiesta di grazia per procura, diffusa in Italia fino ad un recente passato. L'inserimento delle zitelle dovette svolgere una azione moralizzatrice ed evangelizzatrice sia nei loro confronti che verso i pellegrini. All'arrivo come nel ritorno è usanza secolare gettare sassi alla base della croce, in segno di rispetto e devozione. A valle del santuario, prima di lasciare la zona sacra, i devoti raccolgono piccole pietre, simboleggianti i peccati, che gettano dal ponte nelle acque del torrente Simbrivio, in un ultimo atto di catarsi. Per saperne di più si veda nelle pubblicazioni del mio sito l'articolo LA TRADIZIONE DELLE ZITELLE O VERGINELLE O SCAPILLATE. IPOTESI SULL’INTRODUZIONE DEL PIANTO DELLE ZITELLE NELLA FESTA DELLA TRINITÀ A VALLEPIETRA

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