Maria Valtorta–Quad- 2 ago '44: Guai a coloro che devo respingere al ruolo di custodi della mia Casa
Maria Valtorta – Quaderni - 2 agosto 1944: Ma guai a coloro che devo respingere al ruolo di custodi della mia Casa, non più di custodi! In ogni secolo vi furono gli eletti a sostituirli Ore 9 Mentre faccio, dopo il ringraziamento della S. Comunione, le mie preghiere quotidiane, mi sento quella scossa, dirò così, quella sensazione speciale che provo quando Gesù mi vuole benedire con una sua grazia. Non riuscirò mai a spiegare bene questo fenomeno. È come un avvertimento che riceva tutto il mio io. Va all’anima, ma anche la materia lo sente. L’anima con una pace e una gioia subitanea e soprannaturale, che ancora non sa avere un nome ma che c’è; e il corpo con una specie di brivido che è nello stesso tempo calore e sensazione di benessere. Poi mi viene una specie di sonnolenza fisica, per cui desidero raccogliermi nel silenzio e nella solitudine e abbandonarmi sui guanciali come per sonno. Ma in realtà la mente e le facoltà spirituali sono più deste che mai e vedono e odono e godono vivendo intensamente. Si diminuiscono soltanto le forze fisiche come per languore o svenimento. Ma è una grande gioia!… Stamane sono sprofondata, e la vedo mentre scrivo, in cumuli di neve paradisiaca, come fossi su nevai sterminati e candidissimi contro l’azzurro più terso. La neve è data da falangi senza numero di angeli: perle vive trasvolanti sullo zaffiro del cielo. Angeli, angeli, angeli: luce e armonia. Luci rispetto alle quali sono opache e sporchi le perle più candide e i diamanti più tersi, armonie rispetto alle quali è discordante strepito il canto più perfetto e dolce della Terra. Cerchi festanti di luce nivea, cerchi intorno alla ancora più candida e splendida luce della beatissima Madre di Dio. Una luce così sfolgorante che vedo il volto di Maria e le sue mani come fossero dei soli irradianti raggi che sono quasi insostenibili all’occhio, così che il suo amato volto e le care mani congiunte in preghiera mi sono visibili a fatica dietro al velo di luce che da essi si irradia e che li circonda di un alone, di un impalpabile schermo di gloriosa luminosità. Ma pure, socchiudendo gli occhi dell’anima davanti a tanto fulgore, percepisco il sorriso beato di Maria, il suo dolce sguardo, umile e casto, amoroso tanto, degli occhi volti verso il basso, verso la povera Terra e la povera Maria che sono io, semivelati dalle ciglia. Uno sguardo di vergine umile e pudica, felice della sua festa ma non orgogliosa d’essa. Par che ripeta col suo atto il “Magnificat” che, se è riconoscimento dei doni di Dio a Lei, è soprattutto lode a Dio. Non vedo altro fuorché gli angeli festanti e la Mamma e Regina ritta sul suo splendido sostegno (luce, null’altro che luce che sale a fasciarla di luce) bellissima nel suo abito di perle rese stoffa, rese luce che è più forte di quella che la fascia, e nel suo viso, nelle sue mani che superano ogni luminosità tanto sono fulgenti. Che raggiare quello della Madre nostra! Ne ho l’anima fatta candida e fresca come fossi, come ho detto in principio, su sterminati nevai e non vedessi che immacolata neve contro un cielo terso e sotto un sole schietto. Oh! Paradiso!… Ore 12 Dice Gesù: «L’Inviolata giubilante in Cielo, l’Arca chiusa in cui nulla e nessuno poté metter mano perché là dove è entrato Dio non è lecito entri uomo, o ciò che è annesso all’uomo colpevole in Adamo, tu l’hai vista. Per Lei la fine della vita fu Vita gloriosa e immediata, perché chi aveva portato il Vivente non poteva conoscere morte, e chi non fu profanata da umanità non poteva conoscere profanazione di sepolcro. Ma la grande Regina, che rapisce nella gioia dell’estasi gli angeli, ti dà un altro insegnamento. “Il principe stesso si metterà a sedere davanti ad essa per mangiare il suo pane davanti al Signore”, è detto. Nessuno, per grande che sia, può venire nel mio cospetto se non riconosce in Maria, Porta chiusa da cui solo Dio è entrato, la Madre del Salvatore, la Madre-Vergine, la Madre divina. Io l’ho accumunata alla mia sorte di Vivente in Cielo per dirvi quale sia la sua gloria. Unicamente inferiore a Dio Ella è, perché da Lui creata. Ma la sua maternità e il suo dolore di Corredentrice la fanno eccelsa su ogni creatura. Porta di Dio, da Essa sgorga fede, speranza, carità; da Essa temperanza, giustizia, fortezza, prudenza; da Essa Grazia e grazie; da Essa salute, da Essa vi viene il Dio fatto Carne. O Madre mia! Per il Pontefice e per l’ultimo dei credenti sei tu la santa Pisside in cui l’Eucarestia attende di essere data a chi crede. Tutte le grazie passano attraverso il tuo Corpo inviolato, attraverso il tuo Cuore immacolato. E misteri e verità, e sacramenti e doni, vengono conosciuti con vera sapienza e gustati con conoscenza e frutto solo da quelli che sanno chiederli a te, davanti a te. Tu schermo fra il Sole e le anime e fra le anime e Dio, per cui la Divinità può esser contemplata dall’uomo e l’umanità esser presentata al Perfetto....

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