"Less is more" in chirurgia oncologica ginecologica: quando meno è meglio?
Cari Followers, negli ultimi anni la chirurgia oncologica ginecologica è stata protagonista di una profonda evoluzione culturale e scientifica, che ha portato a riconsiderare uno dei suoi paradigmi storici: l’idea che una maggiore radicalità chirurgica corrisponda necessariamente a un migliore outcome. Le evidenze più recenti dimostrano infatti che, in diversi contesti clinici, un’estensione più ampia dell’intervento non sempre si traduce in un vantaggio in termini di sopravvivenza, ma può associarsi a un aumento sostanziale della morbilità e a un impatto rilevante sulla qualità di vita delle pazienti. Da questa consapevolezza nasce un approccio chirurgico sempre più personalizzato, orientato a garantire la massima efficacia terapeutica con il minor impatto possibile. È in questo contesto che si inserisce il concetto di “Less is more” (“meno è meglio”): una filosofia clinica che invita a ricercare il giusto equilibrio tra radicalità oncologica, sicurezza chirurgica e tutela della qualità di vita, riducendo complicanze e sequele a lungo termine senza compromettere la prognosi. Quest'incontro del Mangiagalli Journal Club è dedicato ad approfondire proprio questo delicato ed essenziale equilibrio, attraverso un’analisi critica delle evidenze scientifiche più recenti, con l’obiettivo di definire quando, in quali contesti e con quali modalità l’approccio chirurgico rappresenti la scelta terapeutica ottimale. L’incontro, intitolato “'Less is more' in chirurgia oncologica ginecologica: quando meno è meglio?”, è introdotto dal Dottor Fabio Martinelli dell’Humanitas San Pio X di Milano che mette a confronto la tecnica del linfonodo sentinella con la linfadenectomia sistematica nel trattamento del carcinoma della cervice e dell’endometrio. Il Professor Giovanni Damiano Aletti dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano interviene sulla cruciale scelta della tempistica terapeutica nel carcinoma ovarico, analizzando le indicazioni alla chirurgia upfront rispetto alla chemioterapia neoadiuvante. Infine, la Dottoressa Maria Teresa Achilarre, sempre dell’Istituto Europeo di Oncologia, definisce i trade-off della citoriduzione nel carcinoma ovarico, esaminando il complesso rapporto tra radicalità dell’intervento, morbilità chirurgica e relativi outcome clinici. L’incontro è moderato da due figure di alto profilo e dalle competenze oncologiche complementari: il Professor Francesco Raspagliesi, della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e la Dottoressa Giovanna Scarfone, della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Per avere aggiornamenti sugli incontri e ottenere il link per parteciparvi seguite la nostra pagina facebook Mangiagalli Journal Club: / 19smcsgs4o Stay tuned!

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