Il cespuglio degli ominidi bipedi

IACOPO MOGGI CECCHI, Università degli Studi di Firenze Il percorso evolutivo che precede la comparsa di Homo sapiens può essere descritto usando la metafora del “cespuglio”, a sottolineare la presenza di numerosi rami, spesso paralleli tra loro, ciascuno dei quali rappresenta la storia evolutiva di una, o più, specie fossili, oggi estinte. Nell’arco temporale fra circa 7 e 4 milioni di anni (Ma) il record fossile è estremamente esiguo, con resti di specie con caratteri anatomici indicativi di postura del corpo eretta e possibilità di locomozione bipede. Dopo i 4 Ma, le testimonianze fossili indicano l’esistenza di un numero elevato di specie bipedi, ma ancora con capacità di arrampicamento sugli alberi, alcune delle quali coesistevano negli stessi ambienti. È fra queste che, intorno a 3 Ma, si hanno evidenze fossili di una radiazione evolutiva che ha dato origine a due linee, parallele fra loro: da una parte le cosiddette australopitecine “robuste”, forme con una forte specializzazione dell’apparato masticatorio; dall’altra le prime specie attribuite al genere Homo, caratterizzate da una riduzione dell’apparato masticatorio e, contestualmente, da un aumento delle dimensioni cerebrali, associato ad un’elevata capacità manipolativa.