Noi due soli (1952) di Marino Girolami, con Walter Chiari, Carlo Canpanini, Helene Remy
Nel 1952 gli abili sceneggiatori Marchesi e Metz intuiscono il potenziale dissonante e dissacrante della cosiddetta fantascienza sociologica e distopica. Lo intuiscono, ma non riescono a sfruttarlo appieno, prigionieri della loro consolidata abitudine a scrivere commedie popolari e di costume. Questo è il giudizio che si può dare della favoletta onirico-postatomica costruita nella sceneggiatura di "Noi due soli", una commedia leggera e oggi datata, che tuttavia sviluppa nella sua seconda metà il tema dei "sopravvissuti" a una possibile catastrofe nucleare. La paura della "bomba" era una costante nella società italiana (e occidentale) degli anni Cinquanta, in piena Guerra Fredda. Tuttavia il film sembra concentrarsi unicamente sulla storia dei due fidanzatini Walter (Chiari) e Gina (Hélène Rémy), intenti a fuggire da chi ostacola il loro amore: il capoufficio della fabbrica chimica dove lavorano e il padre di lei, che disprezza il mestiere di semplice operaio svolto da Walter. Ad accompagnarli c'è l'amico fedele Carlo (Campanini), utile a tirarli fuori dai guai nella Roma assolata e deserta, dove mancano dentisti, meccanici e tecnici di ascensori. Basterebbe questo a descrivere il limite dell’ipotesi apocalittica adottata nel film: agli sceneggiatori non interessa esplorare altro. Walter e Gina si lanciano nello shopping di lusso nei negozi silenziosi del centro, mentre Carlo sogna di affacciarsi dal famoso balcone di Palazzo Venezia, dopo essersi seduto al tavolo dell'antico residente nella Sala del Mappamondo. Un po' di satira politica, una spruzzata di auto-realizzazione consumistica borghese: altro non si può ottenere dal sogno romano del dopobomba raccontato da Metz e Marchesi. Il film resta ancora oggi godibile: gli esterni solitari a Trinità dei Monti e al Campidoglio rimangono impressi nella memoria dello spettatore moderno. Peccato non avere ulteriormente sviluppato il dispositivo fantascientifico adottato, usato più come scherzo che come reale spunto narrativo, prima dell’immancabile happy ending consolatorio e rassicurante. Buona visione! (FP) --------------------------------------------------------------------------------------------------------- In 1952, the talented screenwriters Marchesi and Metz sensed the dissonant and irreverent potential of so-called sociological and dystopian science fiction. They sensed it, but were unable to fully exploit it, prisoners as they were of their well-established habits of writing popular and satirical comedies. This is the judgment one can give of the dreamlike post-atomic tale crafted in the screenplay of *Noi due soli*, a light-hearted and now dated comedy that, nevertheless, develops in its second half the theme of "survivors" of a possible nuclear catastrophe. The fear of the "bomb" was a constant in Italian (and Western) society in the 1950s, in the midst of the Cold War. However, the film seems to focus solely on the story of the young couple Walter (Chiari) and Gina (Hélène Rémy), intent on escaping those who oppose their love: the head of the chemical factory where they work, and her father, who scorns Walter’s job as a mere factory worker. Accompanying them is their loyal friend Carlo (Campanini), who helps them out of trouble in a sun-drenched and deserted Rome, where dentists, mechanics, and elevator technicians are nowhere to be found. That alone would suffice to describe the limits of the apocalyptic premise adopted by the film: the screenwriters have no interest in exploring anything beyond that. Walter and Gina indulge in luxury shopping in the silent city center, while Carlo dreams of stepping out onto the famous balcony of Palazzo Venezia, after having sat at the table of its historic occupant in the Sala del Mappamondo. A bit of political satire, a sprinkle of bourgeois consumerist self-fulfilment — that's all one can take away from the Roman post-bomb dream depicted by Metz and Marchesi. The film remains enjoyable even today: the solitary outdoor scenes at Trinità dei Monti and the Capitoline Hill still linger in the memory of modern viewers. It's a pity the sci-fi device, introduced playfully, wasn’t further developed into a genuine narrative thread, before giving way to the inevitable consoling and reassuring happy ending. Enjoy the film! (FP)

Il barcaiolo di Amalfi Hd (1954) di M.Rolli, con M.Vitale, F.Marzi, L.Gloria, V.Moriconi, A.Panaro,

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