Maria Valtorta – Quaderni - 16 ottobre 1943: Una sola cosa è preziosa nella vita e oltre: lo spirito
Maria Valtorta – Quaderni - 16 ottobre 1943: Una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito Dice Gesù: «Oggi voglio parlare su di una frase detta da Me sulla Croce. Potrà parere un intermezzo dissonante all’argomento di cui ti parlo in questi giorni. Ma non lo è. Tutto quanto Io dico si riferisce alla gemma che è in voi: allo spirito. Perché è lo spirito il signore del vostro essere. Voi spesso ne fate uno schiavo, ma ciò è una colpa di cui ne risponderete. Il fatto che voi lo conculcate e l’uccidete non cambia la sua caratteristica di signore del vostro essere. Io voglio richiamarti l’attenzione su una frase detta da Me sulla Croce. Sei sulla croce anche tu, povera Maria. E la tua croce, ormai abituale, si è fatta ora più dura e aspra col dolore presente che ti consuma carne e sangue e ti opprime, fino a frantumarlo, il morale. Se fosse soltanto per la morte, soffriresti meno. Ma nel dolore della dipartita di tua madre si unisce l’altro dolore del come è dipartita da te senza una parola. Hai un groppo di lacrime nel cuore per la tua insaziata fame di carezze, che ti ha accompagnata per tutta la tua vita di figlia e ti accompagnerà per tutta la tua vita di orfana. Dàmmi anche questo sacrificio. Ci sono tanti figli senza mamma. Senza perché la madre non li ama, e senza perché la madre li ha rifiutati. Credi tu che i figli della colpa, quando escono dalle nebbie dell’infanzia e cominciano a pensare, non soffrano di questa loro condizione? La carità umana dà loro pane e tetto, oh! non molto di più, e sovente meno di quanto è dato ad un cucciolo sperso o ad un animale abbandonato. Ma se il cucciolo e l’animale sono felici solo per avere un cibo, un ricovero e una carezza, i figli della donna, che la donna ha ripudiato perché rappresentano per lei la testimonianza di una sua colpa, hanno una mentalità superiore a quella del cucciolo e dell’animale, hanno un’anima che soffre e che può, nella loro sofferenza di bastardi spersi fuori dal nido dove sono nati, gettati fuori dal nido, farli divenire ingiusti e cattivi. Ingiusti con Me e cattivi verso gli uomini, verso i simili di chi li ha generati per condannarli ad una sorte di vergogna. Io soltanto, Io che sono Colui al quale non sfugge lacrima d’uomo e neppure passa inosservato il bisogno del passero che ha fame, Io soltanto so le lacrime e le ribellioni di queste mie povere creature, che non hanno avuto neppure quel minimo di famiglia che è costituito dal ricordo dei genitori estinti. E le lacrime le raccoglie il mio Amore, e le ribellioni le compatisce la mia Misericordia. La Giustizia non è severa con questi poveri figli generati al pianto e alla vergogna, ma va, con volto severo, a giudicare chi li ha generati a tale sorte. Ma non è di questo che ti voglio parlare. Per questo ti chiedo soltanto il tuo soffrire di figlia che non ha conosciuto il conforto dell’addio materno. Tu hai Me come pochi mi hanno. Non sanno vedermi e sentirmi, altrimenti sarei con tutti come con te. Dàmmi il tuo dolore di figlia perché essi sentano che hanno un Padre, che bastardi non sono, che c’è chi li ama. E li ama come nessun genitore della Terra può e sa amare. Bisogna saper applicare il proprio singolo dolore al sollievo degli altrui dolori. E tu, che conosci l’amarezza di certe situazioni, la desolazione del cuore e il conforto che solo da Dio viene, soffri con buona volontà per impedire questa che è una delle più amare, desolate e pericolose disperazioni. Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla Croce. Se nelle parole della Sapienza non ve ne è una di inutile riguardo [allo] spirito, che non sarà delle parole dette da Me, Sapienza divina? Sulla Croce ho completato la mia missione di Redentore, ma anche di Maestro. Vi ho insegnato il perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele... aceto e fiele, Maria, che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e riceve ripulse e offese. Ricòrdalo che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore. Vi ho insegnato Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi del Signore e Padre vostro...

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