Intervista al maestro d' organetto Totore Chessa di Irgoli

In passato le launeddas erano ampiamente usate per accompagnare i balli nelle piazze; furono poi sostituite dall'organetto inventato del viennese Damian nel 1829, introdotto in Italia da Paolo Soprani nel 1863 e perfettamente integratosi nel contesto musicale isolano. Nell'isola uno dei suoi massimi cultori è oggi Totore Chessa di Irgoli. Nel panorama degli strumenti sardi vanno ricordati anche la serraggia, costituita da un tubo di canna e da una vescica di maiale rigonfia ed essiccata, con una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio; su pipiolu, cioè lo zufolo in canna palustre del pastore; tra le percussioni i tamburi (tumbarinu) di Aidomaggiore e di Gavoi. Una esauriente immersione negli strumenti sardi può essere effettuata a Tadasuni, un piccolissimo comune dell'oristanese, dove don Giovanni Dore ha realizzato uno straordinario ed unico museo. Alcuni di questi strumenti (specie le launeddas) come molti degli stilemi della tradizione musicale sarda vengono oggi impiegati in nuovi contesti sonori; è in corso, anche sulla scia del crescente interesse per le musiche etniche, una valorizzazione in chiave moderna di questo patrimonio, anche attraverso interessanti contaminazioni con stili e strumenti non tradizionali.