Prokofiev - Sinfonia n.2 - Gergiev

Sergei Sergeyevich Prokofiev (1891-1953) Sinfonia n.2 Op.40 (1924-1925) La sinfonia n.2 di Prokofiev, scritta in un periodo di nove mesi tra il 1924 e il 1925, è una delle sue composizioni meno conosciute. Fu composta nel suo periodo parigino in risposta a critiche che lo accusavano di non essere capace di scrivere musica innovativa ed audace. Proprio in quei tempi Pacific 231, un poema sinfonico di Arthur Honegger che evocava i suoni di una locomotiva, fu eseguito per la prima volta ed ebbe un successo strepitoso. Prokofiev decise allora di accontentare il pubblico parigino con un lavoro di matrice simile, che egli stesso definì una sinfonia fatta di ferro e acciaio. Putroppo la prima esecuzione, condotta da Serge Koussevitzky nel 1925, fu un fiasco. Prokofiev rimarcò più tardi che né lui né l'audience capì niente di essa e fu la prima volta che ebbe seri dubbi sulla sua capacità come compositore. Nonostante in cuor suo sapesse che la sinfonia fosse ben costruita, assegnò il numero di opus 136 ad una eventuale revisione in tre movimenti, che però non cominciò mai. La struttura del pezzo è modellata su quella della sonata per pianoforte n.32 di Beethoven, un tempestoso primo movimento seguito da una serie di variazioni. 00:00 Primo movimento: Allegro ben articolato Dipinto: Macchia rossa II 11:31 Secondo movimento: Tema e sei variazioni Dipinto: Composizione VI Interpretazione della London Symphony Orchestra condotta da Valery Gergiev Dipinti di Vassily Vassilyevich Kandinsky (1866-1944) Pittore russo, creatore della pittura astratta. Kandinsky, nelle sue opere, espone le sue teorie sull'uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d'arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un "effetto fisico", superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un "effetto psichico" dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell'uomo) attraverso cui il colore raggiunge l'anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l'emozione del dolore, non per un'associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo "suono interiore". Kandinsky utilizza una metafora musicale per spiegare quest'effetto: il colore è il tasto, l'occhio è il martelletto, l'anima è un pianoforte con molte corde.