"L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI" (1978) ERMANNO OLMI - VERSIONE ORIGINALE IN BERGAMASCO

PALMA D'ORO FESTIVAL DI CANNES 1978 DAVID DI DONATELLO 1979 – MIGLIOR FILM NASTRO D'ARGENTO 1979 – MIGLIOR REGIA CESAR 1979 – MIGLIOR FILM STRANIERO SELEZIONATO FRA I 100 FILM ITALIANI DA SALVARE. "L’albero degli zoccoli" è un film del 1978 diretto da Ermanno Olmi, uscito in italia il 21 settembre del 1978, vincitore della Palma d’oro al 31º Festival di Cannes. Il film, le cui riprese furono realizzate tra febbraio e maggio del 1977, utilizza il dialetto bergamasco della zona in cui l’opera è ambientata (il film è stato girato prevalentemente nella bassa pianura bergamasca orientale compresa tra i comuni di Martinengo, Palosco, Cividate al Piano, Mornico al Serio e Cortenuova), mentre a Treviglio è stata girata solo una scena, l’arrivo degli sposi contadini in città. Tutti gli attori sono contadini e gente della campagna bergamasca senza alcuna precedente esperienza di recitazione. I loro nomi di battesimo (come pure quelli dei personaggi da essi interpretati), contrariamente alla regola che vuole il nome posto sempre davanti al cognome, sono stati fatti scorrere nei titoli di coda dopo il cognome per una precisa scelta poetica del regista, che intendeva in questo modo rappresentare la condizione umile e assoggettata dei contadini di quegli anni. _______________________________ In una cascina di pianura nella campagna bergamasca, tra l’autunno 1897 e la primavera 1898, vivono 4 famiglie di contadini. Mènec (Domenico), un bimbo di 6 anni sveglio ed intelligente, deve fare 6 chilometri per andare a scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Batistì decide di tagliare di nascosto un albero per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina però viene a saperlo e alla fine viene scoperto il colpevole: la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene cacciata dalla cascina. Accanto a questa vicenda che apre, chiude e dà il titolo al film, si alternano episodi della umile vita contadina della cascina, contrassegnata dal lavoro nei campi e dalla preghiera. La vedova Runk a cui è da poco mancato il marito, è costretta a lavorare come lavandaia per poter sfamare i suoi figli, mentre il figlio maggiore di 14 anni viene assunto come garzone al mulino. Con loro vive anche nonno Anselmo, padre della vedova, un ingegnoso e saggio contadino. Anselmo è molto amato dai bambini ed è il continuatore della cultura popolare, fatta di proverbi e filastrocche, che si tramanda oralmente di generazione in generazione. Altra vicenda narrata è il timido corteggiamento di Stefano a Maddalena, fatto d’intensi e casti sguardi e pochissime parole. Significativo è il loro primo incontro in cui Stefano, dopo aver seguito a pochi passi di distanza Maddalena lungo il sentiero per un lungo tratto, le chiede il permesso di salutarla, la giovane dopo un breve silenzio, dà l’assenso, Stefano allora la saluta, lei ricambia il saluto e si separano. I due alla fine si sposano e si recano il giorno stesso in barca a Milano, agitata dai tumulti della cosiddetta Protesta dello stomaco meglio conosciuta come la repressione del Generale F. Bava Beccaris del maggio 1898, per andare a trovare in un convento di bambini esposti suor Maria, zia di lei. Su richiesta della religiosa adottano un bambino di nome Giovanni Battista. La quarta ed ultima famiglia che vive nella cascina è quella del Finard, composta da padre, madre, tre figli ed il nonno. Una peculiarità di questa famiglia sono i litigi, frequenti e violenti, tra il padre autoritario ed il figlio maggiore accusato di non lavorare mai abbastanza.. L'albero degli zoccoli Soggetto, sceneggiatura, regia, fotografia, montaggio: Ermanno Olmi Sceneggiatura Ermanno Olmi Costumi Francesca Zucchelli Scenografia Enrico Tovaglieri Musiche J. S. Bach e W. A.Mozart, eseguite da Fernando Germani (Ed. Musicali 'Edi Pan') NOTA Per rappresentare l’Italia agli Oscar 1979 fu selezionato " I nuovi mostri" film collettivo a episodi diretto da Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola (poi scartato dall'Academy). La decisione sollevò aspre polemiche con il sindacato critici cinematografici, che gridò allo scandalo per aver ignorato "L’albero degli zoccoli " di Ermanno Olmi: i critici insinuavano che la scelta fosse una vendetta dei produttori nei confronti della Rai, ‘colpevole’ di elargire il suo budget solo ai film di alto valore artistico; la motivazione solidale di fondo era sconosciuta e c’era chi parlava di “rozzezza dei produttori”, che con il cachet di uno solo degli attori de "I nuovi mostri" (Gassman, Tognazzi, Sordi, Muti, Barra e Pagni) avrebbero potuto finanziare l’intero film di Olmi.