La Storia di Armida
La storia della nuova vita di Armida coincide perfettamente con la chiusura definitiva dell'ex manicomio provinciale di Maggiano a Lucca. Vissuta fin dalla nascita in orfanotrofi per l'abbandono familiare, Armida viene precocemente trasferita in Istituto psicopedagogico per i disturbi comportamentali dovuti alla sindrome d deprivazione affettiva e giunge a Maggiano che ancora è una ragazzina. E' solare, ama la musica, e la temperie artistico-musicale della riabilitazione psichiatrica che dagli anni '60 aveva trovato a Maggiano grande applicazione, lascia dentro di lei una profonda impronta. Quando la incontriamo nella seconda parte degli anni '90 il manicomio è nella fase definitiva di chiusura, e Armida ci chiede con forza di portarla via e di darle una famiglia; con passione e grande impegno riusciamo ad affidarla ad una famiglia, dove ad oggi vive felicemente, permettendole di rinascere. La sua grande passione per il canto e la musica la porta nel frattempo ad esibirsi accompagnata da gruppi di operatori e pazienti in simpatiche cover di canzoni di musica leggera che in poco tempo vengono raccolte in un CD. Successivamente Armida interpreta il ruolo di Manon Lescaut nelle scene pucciniane, rappresentazione teatrale dei quadri viventi sulle basi musicali delle opere del maestro Lucchese, e successivamente è tra le protagoniste del film in cortometraggio "Il Sogno d'Oro", un produzione cinematografica che racconta la storia di un gruppo di pazienti attraverso la musica pucciniana. Ancora oggi Armida ama cantare e non finisce di stupirci i con la sua simpatia con la sua spontanea e trascinante caparbia volontà di salire su un palco. Dott. Enrico Marchi Armida è nata nel 1956 ed ha trascorso 30 anni della sua vita nel manicomio di Maggiano a Lucca. Un tempo era davvero facile finire in manicomio senza una motivazione reale. Bastava ad esempio non avere i genitori, poiché quando gli orfanotrofi diventavano troppo affollati tanti ragazzi venivano ricoverati e il loro destino da quel momento era segnato: nessuno sarebbe venuto a prenderli perciò la loro vita si sarebbe conclusa in quell'inferno. La vita di Armida è stata segnata dall'abbandono fin da quando era in fasce. La madre, una prostituta, si sbarazzò di lei appena nata. Armida ha varcato la soglia del manicomio a soli 12 anni dopo aver passato la sua infanzia in vari orfanotrofi. "Non ci facevano mai uscire, eravamo rinchiusi giorno e notte – racconta mentre percorre i vecchi corridoi ormai abbandonati della struttura – ci picchiavano e ci legavano al letto, facevano cose spaventose". La lenta dismissione della struttura è iniziata nel 1999 in notevole ritardo rispetto all'approvazione della famosa legge Basaglia del 1978. Di colpo si sono aperte le porte del manicomio per gli internati, spesso spaventati, confusi e per niente pronti al mondo lì fuori. Nel 1995 iniziò a prendere forma un'assistenza eterofamiliare che prevedesse un contributo economico per coloro che intendevano offrire la propria disponibilità ad assistere e accogliere persone che avessero bisogno di riavvicinarsi ad una vita sociale e che non avevano una famiglia alle spalle. Spesso infatti gli ex internati dei manicomi non avevano nessuno al mondo e venivano brutalmente rifiutati dai loro familiari rimasti in vita. La macchina è subito partita con la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di scegliere le famiglie che si erano messe a disposizione per prendere in affidamento gli ex pazienti, selezionandole tramite colloqui psicologici. Dopo un periodo di"avvicinamento" per la conoscenza reciproca si passa alla residenza del paziente in famiglia per un periodo di prova che solo successivamente viene deliberato come stanziale. Gli I.E.S.A (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) hanno coinvolto una decina di ex internati ed una delle prime persone a sperimentare questa forma di assistenza è stata proprio Armida. Dal 2000 vive con la signora Melania, sua coetanea che ha scelto di accoglierla a casa sua. Da quel momento sono inseparabili: "Siamo due amiche" esclama Melania ma poi Armida precisa "Lei è come una mamma per me", la mamma che non ha mai avuto. "Il caso di Armida è un emblema di come le buone pratiche riescano poi a sortire degli effetti clinici sorprendenti sui pazienti" spiega lo psichiatra Enrico Marchi è uno dei dottori ad essersi occupato degli anni di questi affidi. @ SimonaBerterame FanPage

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