"Dopo la rivoluzione del ’68. Verso l’arte planetaria" - Renato Barilli
L’associazione ASLC progetti per l’arte ha presentato l'incontro con Renato Barilli, critico e accademico italiano, professore emerito dell'Università di Bologna. "Dopo la rivoluzione del '68. Verso un’arte planetaria": questo il titolo della “lezione” che Renato Barilli ha illustrato al pubblico, partendo dal rinnovamento dei linguaggi artistici di fine anni ’60, fino ad arrivare ai giorni nostri, in un susseguirsi di correnti di cui il professore ha esaminato i principali esponenti, non solo italiani, ma anche europei e americani. Avvalendosi di una campionatura di immagini, Renato Barilli ha impostato la conferenza seguendo lo schema triadico di Hegel: tesi-antitesi-sintesi. La tesi in questo caso è costituita dalla rivoluzione avvenuta nel ’68, con un rinnovamento completo delle modalità di fare arte, di cui saranno prese in esame alcune importanti opere di Joseph Kosuth, Lawrence Weiner, Christo, Walter De Maria, Robert Smithson, e casi salienti della nostra Arte Povera (Mario Merz, Gilberto Zorio, Pierpaolo Calzolari); è stata successivamente messa in luce l’antitesi, avvenuta già all’inizio degli anni ’70 e durante tutto il decennio successivo, quasi un “rappel à l’ordre”, come già era avvenuto mezzo secolo prima, negli anni ’20. Ancora una volta la fonte principale è il nostro De Chirico, che lancia la sua Nuova Metafisica nel cuore del cosiddetto postmoderno, una strada su cui lo seguirà subito Giulio Paolini, seguito da Luigi Ontani Salvo e, al loro seguito, la squadra, particolarmente sostenuta dal professore, dei Nuovi-nuovi (Bruno Benuzzi, Marcello Jori, Giorgio Zucchini, Luigi Mainolfi). L’analisi si è completata analizzando i risvolti più “selvaggi” di questo clima, manifestati soprattutto in Germania da artisti quali Georg Baselitz e Anselm Kiefer, mentre in Italia si sviluppava contemporaneamente il ben noto fenomeno della Transavanguardia. La sintesi hegeliana del percorso strutturato da Barilli per questo incontro ha preso in esame la metà degli anni ’80, momento in cui gli artisti americani dominano la scena (Jeff Koons, Haim Steinbach, Peter Halley, Tony Oursler, Matthew Barney, David LaChapelle), influenzando i loro corrispondenti europei (Günther Förg, John Armleder, Wim Delvoye) e, successivamente, gli italiani, da Stefano Arienti e Mario Dellavedova a Umberto Cavenago, giungendo fino al Giappone di Takashi Murakami, Mariko Mori, Tabaimo, al Brasile di Ernesto Neto, alla Colombia di Doris Salcedo… in una prospettiva assolutamente planetaria. Quando: 5 maggio 2018 Dove: Studio la Città - Verona

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