Il lago Morto e il lago Burida

Il lago Morto si trova nella val Lapisina a N di Vittorio Veneto. Si trova a 276 m s.l.m. e raggiunge i 56m di profondità. La sua lunghezza è di circa 1.600mt, la sua larghezza di 750mt Il lago è così chiamato perché non ha né immissari, né emissari, essendo probabilmente alimentato da bacini carsici sotterranei. Assieme ai due laghi di Revine Lago, è uno dei maggiori della provincia. Sulle sue rive settentrionali sorge il paese di Fadalto Basso, mentre a sud si trova Nove, entrambe frazioni di Vittorio Veneto. Il lago Morto alimenta due centrali idroelettriche (quella di Fadalto, 1924, e quella di Nove, 1973). Esiste un percorso ad anello lungo lago per camminate e mountain bike. Oltre al lago principale, poco più a Nord si può visitare il parco Laghi Blu. Purtroppo il viadotto Fadalto (autostrada VE-BL) che lo sovrasta, pur non molestando la quiete del lago con il passaggio degli automezzi, lo rende troppo "urbanizzato". Anche la presenza delle centrali dell'Enel in riva al lago con edifici tutt'altro che minimali e mal inseriti nell'ambiente, costituiscono una forzatura troppo marcata. Il lago (della) Burida Nel 1894, alla periferia di Pordenone lungo il Rio Maj, fu edificata una piccola diga di sbarramento con l'intento di ottenere un laghetto artificiale di circa dieci ettari. La raccolta d'acqua così realizzata, attraverso una caduta di otto metri, muoveva le pale di una turbina in grado di produrre una potenza media di circa 120 chilowatt. Nei decenni successivi sulle sponde del lago della Burida furono realizzati diversi interventi di valorizzazione, soprattutto per finalità ricreative e sportive. L'area circostante fu sistemata a verde pubblico con sistemazione di alberi e panchine. Per scopi scenografici sull'isola realizzata al centro del lago con la terra scavo, fu piantato un cedro del Libano. Per gli sportivi furono costruiti uno stabilimento balneare dotato di trampolino per tuffi, alcuni campi da tennis e i pontili di alaggio per il canottaggio, con relativi ricoveri per le imbarcazioni. Nel primo dopoguerra lo stabilimento balneare fu demolito e nel corso del tempo l'attività ricreativa balneare fu sostituita dalla pesca sportiva praticata soprattutto dagli operai che lavoravano negli stabilimenti della zona. Nel lago della Burida si pescavano anguille, scardole, lucci, ma anche belle e pregiate trote, spesso oggetto di commercio con gli abitanti del circondario. Il significato di Burida non è semplice da trovare, il più accreditato deriva da «buridon» che originariamente voleva dire «mangione». Nel 1930 la Società Canottieri costruì sulle rive del lago il suo chalet con annessa scuola di nuoto e nel 1935 vennero inaugurati anche dei campi da tennis. Con la Seconda Guerra Mondiale le attività del polo sportivo cessarono di esistere e gli impianti furono danneggiati. Lo scarico incontrollato dei rifiuti delle industrie decretò la rottura dell’equilibrio naturale di questo piccolo patrimonio suburbano. Dopo decenni di incuria, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del ventesimo secolo, maturò l’idea tra i cittadini che il lago rappresentasse un patrimonio paesaggistico della collettività e come tale andasse salvaguardato. Nel 1980 nacque anche un’associazione di volontari con l’obiettivo di promuovere iniziative per la tutela e la valorizzazione del lago e del suo territorio. Le acque del lago lambiscono parte del territorio del comune di Porcia, dove la componente agricola è ancora ben sviluppata, e parte della città di Pordenone, in cui la componente urbanizzata è dominante. Oggi il Lago della Burida è una suggestiva area dove trascorrere momenti di serenità immersi nella natura, apprezzando il bel panorama caratterizzato dall'imponente cedro del Libano che svetta sull'isola al centro del lago. liberamente tratto da: Wikipedia e dal sito del Comune di Pordenone