Carlo Giuliani non doveva morire. Cosa è successo al G8 di Genova? | Haidi Gaggio Giuliani

#G8 #CarloGiuliani #ScuolaDiaz #Genova2001 #sabbiemedia Quando un corpo viene ucciso in piazza da una divisa, la prima urgenza del potere non è spiegare, ma giustificare.  Così è stato per Carlo Giuliani: 23 anni, colpito in pieno volto dal proiettile di un carabiniere mentre manifestava contro il G8 a Genova nel 2001.  Lo Stato archivia per legittima difesa. Nonostante l’autopsia. Nonostante il colpo ravvicinato. Nonostante il fatto che chi ha sparato afferma di non averlo visto.  È in quel gesto — e nella sua assoluzione — che si scrive una pedagogia della paura.  Oggi, più di vent’anni dopo, tornano decreti sicurezza, proposte di legge che criminalizzano la protesta, e una retorica del decoro che reprime il dissenso.  La forza non si giustifica: si presume. Si istituzionalizza. Nel caso Giuliani, l’impunità ha avuto forma legale. Haidi Gaggio, sua madre, continua a parlare per ricordarci che la violenza del potere non finisce con la morte: continua ogni volta che il dissenso viene trattato come un crimine.